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  • Categoria: Scuola e dintorni

L’insegnante efficace secondo il metodo Gordon - Il metodo integrato Gordon

 

Il metodo integrato Gordon

Thomas Gordon propone alcune metodologie utili per impostare un’efficace relazione fra insegnante e allievo e fra gli allievi stessi.
Egli sottolinea il fatto che generalmente gli adulti controllano ogni azione del ragazzo favorendone spesso la dipendenza anziché l’autonomia. Questo perché non sono stati abituati a trovare una soluzione agli inevitabili conflitti senza che ne escano vincitori o vinti. La scuola da parte sua può diventare fonte di frustrazione sia per l’insegnante che per l’alunno: spesso il primo si sente frustrato perché gli alunni sono svogliati e disattenti, i secondi diventano degli stressati perché obbligati ad andare a scuola.

L’insegnante che tenta di dimostrarsi come una persona che sa tutto, senza difetti e che non sbaglia mai, sarà sempre in continua tensione, specialmente per mantenere la disciplina. Gordon sostiene, come Rogers, che l’insegnante dovrebbe tenere un atteggiamento genuino, autentico, esprimendo i propri sentimenti positivi e negativi. Dovrebbe, inoltre, accettare l’alunno per quello che è, facendogli sentire che gli viene data la massima fiducia senza criticarlo o correggerlo continuamente. Dovrebbe entrare in un rapporto di empatia con l’alunno trovando strategie per una migliore comunicazione.

I comportamenti inadeguati

Due sono le tecniche che Gordon propone per modificare i comportamenti inadeguati:
· l’ascolto attivo
· il messaggio – io

Per capire quanto usare l’uno o l’altro metodo l’insegnante dovrebbe immaginare di costruire un rettangolo, chiamato “fenêtre”, e porre i comportamenti accettabili in alto e quelli inaccettabili in basso.

Comportamenti accettabili Esprimono un problema per l’alunno
Nessun problema Non esprimono né causano problemi: è la situazione ideale per l’insegnamento/apprendimento
Comportamenti inaccettabili Esprime un problema per l’insegnante

Tale soglia non è rigida ma varia a seconda del tempo, del luogo e delle condizioni psicofisiche dell’insegnante. Un comportamento accettabile, per esempio, in certe situazioni (chiacchiericcio dei ragazzi all’inizio mattinata) non lo è in altre (fine della giornata in cui tutti si è stanchi). Ci sono quindi comportamenti che l’insegnante accetta perché adeguati (collaborare, studiare, discutere…); altri che accetta perché non disturbano (isolarsi, distrarsi,…); altri che non accetta perché impediscono un lavoro sereno (alzarsi in continuazione, picchiare i compagni, parlare durante le spiegazioni,…).

L’insegnante poi si chiederà “di chi è il problema?”. Per poter applicare la tecnica adatta per risolvere le varie situazioni che si vengono a determinare. Se il problema è dell’alunno si interverrà usando l’ascolto attivo; se invece è un problema dell’insegnante interverrà con il messaggio – io.



L'importanza di un messaggio efficace

Quando gli alunni hanno un problema, di frequente gli insegnanti si intromettono cercando di aiutarli con dei “buoni consigli”, con dei “suggerimenti” tratti dalla loro stessa esperienza o invitandoli a riconoscere la realtà dei “fatti” ed ad attenersi ad essa. Nonostante le buone intenzioni, spesso questi tentativi creano più problemi di quanti ne risolvano e finiscono per bloccare la voglia di comunicare nello studente. Questi tentativi vengono definiti “barriere della comunicazione e sono dodici:
1. dare ordini, comandare, dirigere;
2. minacciare, ammonire, mettere in guardia;
3. moralizzare, far prediche;
4. offrire soluzioni, consigli, avvertimenti;
5. argomentare, persuadere con la logica;
6. giudicare, criticare, biasimare;
7. fare apprezzamenti, manifestare compiacimento;
8. ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte;
9. interpretare, analizzare, diagnosticare;
10. rassicurare, consolare;
11. indagare, investigare;
12. cambiare argomento, minimizzare, ironizzare.

Per non incorrere nel pericolo di reagire verbalmente usando delle “barriere” che comunicano la non accettazione del problema dell’alunno, Gordon consiglia la tecnica dell’ascolto attivo. Ascoltare una persona, infatti, aiuta a liberarla di ciò che la opprime facendole inoltre capire che è accettata con tutti i suoi problemi.