- Scritto da Laura Alberico
- Categoria: La Bacheca dei Lettori
Il filo di Arianna a scuola
Le certificazioni degli alunni con problemi cognitivi e comportamentali sono aumentate nel corso degli anni, ci troviamo di fronte a sigle che cercano di definire, includere, categorizzare difficoltà più o meno latenti e radicate che etichettano il processo di apprendimento rendendolo un percorso obbligato e spesso riduttivo. Il piano didattico personalizzato, tra diagnosi, misure dispensative e compensative, strategie opportunamente predisposte manca di anima, di scoperta e di fantasia, di quotidianità e di errori che fanno la differenza.

C'è sempre un motivo per imparare, per mettersi in gioco, per guardare oltre le apparenze e tentare di scoprire negli alunni più fragili un mondo nuovo che spesso si chiude alla realtà negando il contatto, il dialogo, la condivisione. Non si trovano mai risposte chiuse, univoche risoluzioni e punti fermi che possano far pensare di essere arrivati a capire e a comprendere tutte le cause dei percorsi evolutivi che hanno prodotto nel tempo il disagio e il malessere che l'adolescenza ha sempre lasciato come impronta della sua età ingrata e piena di contraddizioni, il vestito cucito addosso come una seconda pelle.
Il rischio di sentirsi a posto o meglio di sedersi su un posto di lavoro sicuro, in ambito educativo, nasconde varie insidie. Ci sentiamo onnipotenti e indispensabili? Vedendo i notiziari estivi con arresti di "cattive maestre" la domanda sorge spontanea: abbiamo una data di scadenza "lavorativa"?
In una società come la nostra attenta e orientata verso la prestazione i genitori dedicano poco tempo a giocare con i loro figli. E' quanto emerge dall'analisi della terapeuta Anna Di Quirico che sottolinea come questo aspetto sia un problema culturale del nostro tempo.