Educare.it: rivista online di educazione, pedagogia e psicologia

A+ A A-

#neuroscienze

  • Interessanti relazioni tra neuroscienze e metodi didattici

    Il cervello è in grado di migliorare l’apprendimento e l’insegnamento? Forse la risposta è nella connessione tra neuroscienze e metodi didattici.

    Alla Columbia University di New York c‘è un team di professori famoso in tutto il mondo per usare metodi innovativi in materia di istruzione.

  • Ipertensione e attaccamento insicuro

    imgL’ipertensione è uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare nell’età adulta. Frequentemente, i pazienti affetti da ipertensione mostrano una scarsa tolleranza allo stress, connesso alle attività quotidiane. Inoltre, gli individui che presentano un attaccamento insicuro, durante l’infanzia, hanno un’alta reattività allo stress.

  • L'apprendimento del linguaggio negli infanti: le influenze degli stimoli sensorio - motori

    imgSecondo uno studio condotto dai ricercatori della Scuola di Audiologia e di Scienze del Linguaggio e dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università della British Columbia di Vancouver, in Canada, pubblicato dalla rivista scientifica PNAS [1], i movimenti articolatori dell’apparato buccale dell’infante, nel periodo prelinguistico, ovvero quello che va dalla nascita fino ai sei mesi, influenzano la percezione del linguaggio stesso. In altre parole, le informazioni sensorio - motorie che provengono dalla bocca del bambino connotano la percezione di quanto viene detto da un interlocutore.

  • L'apprendimento della lettura nei bambini

    imgUno studio compiuto dai ricercatori dell’Università di Malaga, in Spagna, ha voluto indagare il peso esercitato da alcune competenze cognitive, quali la consapevolezza fonologica, la memoria fonologica e la denominazione rapida automatizzata, sull’apprendimento della lettura nei bambini spagnoli della prima classe della scuola primaria. Alla ricerca hanno partecipato 116 bambini di sei anni, che non presentavano bisogni educativi speciali e che provenivano, per quanto riguarda lo status socio-economico, dalla classe media.

  • L'autocontrollo emotivo del bambino come predittore di benessere nell'adultità

    emozioniPossiamo definire l’emozione come uno stato mentale che viene elicitato da un input che può essere interiore o ambientale e che ha i suoi riverberi sulla psicofisiologia corporea, modificandone il funzionamento. L’emozione è un costrutto multidimensionale: infatti, nell’emozione possiamo riconoscere una dimensione psicofisiologica, una cognitiva, una motivazionale, una espressivo - comunicativa e una sociale. A livello fisiologico, l’emozione, come detto, dà origine a delle variazioni corporee, che sono la conseguenza dell’attivazione del sistema nervoso centrale e periferico. Dal punto di vista cognitivo, l’emozione elicita la nascita di pensieri che sono sintonici con l’emozione provata. L’emozione, inoltre, ha un polo motivazionale, che è legato alle cognizioni prodotte. In pratica, allorquando l’emozione provata fa nascere una serie di pensieri che inducono uno stato di benessere, l’individuo è motivato a farla persistere. L’emozione ha una componente espressivo - comunicativa, che solitamente viene espressa con il linguaggio del corpo: difatti, le nostre espressioni facciali e la gestualità corporea assumono, a esempio, modalità differenti a seconda di quale emozione proviamo (gioia, tristezza ecc.). L’emozione ha una dimensione sociale, in quanto sovente l’input ambientale che l’ha determinata risiede proprio nelle interazioni sociali e al contempo l’emozione provata si riflette sulla relazionalità sociale.

  • L'educazione motoria nella scuola primaria fra neuroscienze e psicopedagogia

    attività motoriaIl cervello nel corso della fanciullezza subisce delle importanti modifiche, necessarie per il suo sviluppo. Il fisiologico neurosviluppo è influenzato da numerosi fattori, in primo luogo dagli apprendimenti che avvengono nei contesti scolastici. Un potente stimolatore dello sviluppo cerebrale è rappresentato dall’attività fisica che il bambino fa in questo periodo. L’attività motoria può avere tre finalità, ovvero implementare le funzioni cardiorespiratorie, migliorare la motricità, incrementare la forza muscolare. Per raggiungere questi tre obiettivi, ci si serve di esercizi differenziati a seconda di quali abilità si vogliano implementare. Relativamente alle funzioni cardiorespiratorie, l’esercizio fisico migliora la funzionalità cardiaca e polmonare, consentendo al bambino di sostenere uno sforzo fisico maggiore. Attraverso esercizi specifici si migliora la motricità, ossia i movimenti dei piccoli divengono più veloci, agili e coordinati. L’incremento della forza muscolare permette al bimbo di essere capace di sostenere uno sforzo fisico maggiore.

  • L'esclusione fa male: una ricerca lo dimostra

    isolamento socialeUn team di ricercatori internazionali dell’Università della Svizzera italiana di Lugano (Usi), delle Università di Vienna e di Torino ha pubblicato una ricerca sull’efficacia delle varie tipologie di supporto sociale sulla rivista scientifica internazionale Social Cognitive and Affective Neuroscience (Scan). «Questa ricerca si colloca nell’ambito delle neuroscienze sociali, campo di studi nato recentemente dall’incontro di due discipline indipendenti, la psicologia sociale e le neuroscienze – spiega la ricercatrice dell’Usi Rosalba Morese, prima autrice dello studio –. Questa congiunzione permette di comprendere i meccanismi neurofisiologici del comportamento sociale». Secondo Morese questo nuovo settore di ricerca può avere ricadute molto interessanti e significative sulle problematiche che possono riguardare la quotidianità di tutti, ma anche situazioni più complesse in cui l’aspetto psicosociale riveste un ruolo di notevole importanza.

  • L'intelligenza collettiva

    imgMolti dei problemi attuali che interessano l'intera umanità hanno bisogno per essere risolti del contributo di differenti conoscenze provenienti dai diversi ambiti. Per esempio, in campo economico, le fluttuazioni che si producono nell'economia mondiale per essere previste ed affrontate hanno bisogno di un'accuratezza e di una differenziazione di informazioni, che mettano insieme le conoscenze provenienti dal mercato del credito mondiale, le notizie relative alla geopolitica e, quindi, ai differenti assetti politici che si strutturano nelle varie nazioni e le indicazioni derivanti dalle scelte che i singoli investitori e consumatori fanno. Lo stesso discorso è rapportabile alla scienza, laddove la collegialità di conoscenze, che scaturisce dai molteplici contesti scientifici, permette di giungere a delle conquiste scientifiche, difficilmente ottenibili in un sapere scientifico diviso in comportamenti stagni non comunicanti fra loro. 

  • L'ipossia cerebrale prenatale e i riverberi sulle funzioni cognitive

    ipossiaSi sa da tempo che alcuni fattori, come una dieta non corretta, le malattie infettive, l’assunzione di droghe, il tabagismo e l’alcolismo durante la gravidanza, rappresentano delle criticità che possono ripercuotersi sullo sviluppo cerebrale embrio - fetale e sulle funzioni cognitive dopo la nascita. Queste condizioni determinano una maggiore probabilità di episodi di ipossia cerebrale nell’embrione e nel feto.

  • L'origine delle espressioni facciali

    imgLe espressioni facciali sono state sempre considerate come prodotte dalla contrazione dei muscoli facciali. Alle espressioni facciali è stata data una connotazione interpretativa a seconda del contesto sociale e culturale di appartenenza. Di fronte ad una sollecitazione ambientale che giunge all’individuo, secondo le conoscenze fino ad adesso note, si produce un movimento dei muscoli facciali. Questo movimento diviene un input che viene decodificato a livello cerebrale, dando un’interpretazione ad esso e associandolo cognitivamente ad un’emozione. In altre parole, di fronte ad una situazione di pericolo, il viso dell’individuo mediante una contrazione dei muscoli facciali invia un messaggio al cervello. A tale messaggio viene data, a livello cognitivo – emozionale, una certa valenza interpretativa. Il soggetto vive quella contrazione dei muscoli del proprio viso come un’espressione facciale che corrisponde alla paura. Con il tempo, in base agli apprendimenti, si crea una corrispondenza fra espressioni del viso ed emozioni. In altri termini, alla paura corrisponde una certa espressione facciale, allo stupore un’ulteriore espressione facciale, così come alla gioia etc.

  • L'umore è influenzato dalle abitudini alimentari. I dati di una ricerca

    imgIl rapporto tra ciò che mangiamo e la salute mentale è al centro da tempo dell'attenzione di psicologia e neuroscienze, che hanno evidenziato, per esempio, gli effetti positivi dei cibi ricchi di antiossidanti e grassi omega 3 su memoria e apprendimento. Vari studi recenti sono inoltre stati dedicati all'influenza della flora batterica intestinale su stati d'animo e comportamenti. Ma una nuova ricerca - condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Binghamton, negli Stati Uniti, e pubblicata su "Nutritional Neuroscience", rivela ora che gli effetti del cibo non sono uguali per tutti, ma variano a seconda dell'età, poiché le abitudini alimentari influenzano in modo diverso l'umore e lo stato mentale nei giovani adulti e negli adulti maturi.

  • La dieta che fa bene al cervello

    fotoCibo per il nostro cervello. L’attenzione al rapporto tra alimentazione e cervello potrebbe sembrare secondaria rispetto al ruolo fondamentale che la dieta assume in presenza di alcune patologie come quelle cronico-metaboliche e cardiovascolari. Tuttavia, l’emergenza sanitaria ed economica costituita dalle malattie neurodegenerative ha spinto sempre più i neurologi ad occuparsi di un argomento tradizionalmente di competenza prevalentemente di altri specialisti, la relazione appunto tra cibo e cervello, concludendone che un certo stile alimentare non solo svolge un ruolo protettivo contro i disturbi cognitivi e neurodegenerativi, ma può aiutarci a limitarne la progressione e finanche curarli. 

  • La disponibilità al contatto fisico varia con la nazionalità

    imgPochi giorni fa il sito di Proceedings of the National Academy of Sciences, un’importante rivista scientifica statunitense, ha pubblicato uno studio sulla disponibilità di persone di varia nazionalità a essere “toccati” da altre persone con cui hanno vari gradi di confidenza. Il magazine online Quartz l’ha definito il più importante studio mai realizzato sul tema: cinque esperti di neuroscienze e psicologia provenienti da quattro università diverse hanno contattato 1.368 persone fra francesi, finlandesi, italiani, britannici e russi per chiedere quanto si sentissero a loro agio con persone come i propri genitori, parenti stretti o il proprio partner.

  • La formazione di neuroni non diminuisce con l'età

    imgUn nuovo studio si inserisce in un acceso dibattito che anima le neuroscienze, quello sulla capacità del cervello adulto di generare nuove cellule nervose. In base alla ricerca pubblicata sulla rivista Cell Stem Cell, uomini e donne sani continuano a produrre nuovi neuroni anche col passare dell'età, e le loro capacità di neurogenesi non subiscono un declino significativo.

  • La medicina di genere per terapie più appropriate. Un'esperienza in Svizzera

    logoUomini e donne non sono uguali nei sintomi, nell'incidenza e nella risposta alle cure di diverse malattie. È il tema di cui occupa la medicina di genere che analizza anche pregiudizi e generalizzazioni legate alle patologie, anche quelle cerebrali. Lo sa bene la neuroscienziata Antonella Santuccione Chadha, che cinque anni fa ha fondato in Svizzera il "Women's Brain Project", un'organizzazione non-profit che con un team internazionale di ricercatori studia le malattie della mente e l'accesso alla medicina di precisione, con particolare riguardo a come e quanto i fattori di sesso e di genere influenzano la salute mentale.

  • La memoria sociale ha un circuito dedicato

    imgIl premio Nobel Susumu Tonegawa e il suo gruppo di ricerca dell'MIT di Boston hanno scoperto il circuito nervoso responsabile della formazione e della conservazione delle memorie con valenza sociale. Il circuito collega due centri del cervello emotivo, l'ippocampo e il nucleo accumbens, e quando è spento non permette di ricordarsi di un proprio simile già incontrato in passato, mentre se riacceso consente di recuperare memorie sociali perdute. Lo studio è stato condotto sui topi grazie alla optogenetica ed è stato pubblicato su Science.

  • La molecola che attiva l’ansia

    cervelloAnsia e paura hanno lo stesso interruttore al centro del cervello. Lo si cercava, è stato trovato e adesso si può lavorare per vedere come «spegnerlo». Ma solo quando la paura diventa malattia, quando il panico è ingiustificato e paralizza, quando un grave trauma lascia come conseguenza il terrore nel fare qualcosa. Guidare l’auto, entrare in ascensore, uscire di casa, prendere l’aereo... Fobie che innescano modificazioni ormonali e fisiche tali da bloccare una persona, farla star male, attivare meccanismi di difesa ingiustificati. Utili per anticipare i pericoli reali, negativi quando il pericolo è inventato. In questi casi, e solo in questi, l’interruttore va spento o rimesso in equilibrio. Oppure si può studiare come renderlo più raffinato, quasi predittivo di un pericolo: ansia e paura hanno consentito all’umanità bambina di sopravvivere, il meccanismo va preservato. 

  • La psiche cambia a seconda di quel che indossiamo

    fotoUna serie di ricerche della Columbia University di New York e della California State University di Northridge hanno dimostrato come il vestito indossato contribuisce a migliorare le nostre capacità cognitive, almeno quando siamo impegnati professionalmente. Il campione preso in esame era inizialmente quello di un gruppo ristretto di studenti universitari. Questi, nei primi due studi, venivano invitati a recarsi nel luogo ove i test avevano sede indossando quel che preferivano. Qui venivano interrogati: inizialmente dovevano dare un giudizio al tipo di vestito portato da loro e dai compagni (formale, sportivo e così via) e successivamente venivano sottoposti a una serie di test psicologici e attitudinali.

  • La solitudine riduce la vita

    solitudineLa maggior parte delle persone è consapevole che per godere di buona salute e vivere a lungo bisogna svolgere attività fisica, prestarsi quando necessario a cure mediche e seguire un regime alimentare equilibrato.

    Una ricerca dell'Università Brigham Young mostra che anche la solitudine e l'isolamento sociale sono fattori chiave che influenzano la longevità così come avviene per l'obesità.

  • Le basi dell'imitazione neonatale: una ricerca

    imgI risultati emersi da un recente studio pubblicato su Current Biology mettono in discussione le precedenti teorie sull'imitazione dei neonati, dando supporto alle prime tesi di Piaget che sosteneva che tale capacità viene raggiunta dal bambino non prima degli 8-9 mesi di età. Si tratta della più grande e completa ricerca longitudinale sul tema mai realizzata fino ad oggi.