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  • Categoria: Racconti

La stella cometa - L'avventura nel bosco

Il giorno dopo, si alzò di nuovo presto e come sempre fece colazione con una tazza di latte fresco e corn-flakes ma, invece di andare a scuola, si avventurò nei boschi con la sua cagnolina Asia.

“Tanto non m’interessa la scuola, che io sia assente o presente cosa cambia?” - continuava a ripetere a se stesso mentre Asia camminava fiera e sicura di sè accanto al suo piccolo amico.

La giornata era bella anche se fredda e invitava a passeggiare. Camminarono per ore senza nemmeno accorgersi del tempo che passava, finchè si ritrovarono in una radura. Ad un tratto, sentirono dei suoni strani, sembrava che qualcuno stesse piangendo. Davanti a loro, si presentò una scena sconvolgente, un treno era deragliato e tutti i vagoni erano precipitati in un burrone.

Certo che era strano trovare un treno lì, non aveva mai fatto caso che ci fossero dei binari eppure non era la prima volta che andava in quei boschi. Leo corse veloce giù nel precipizio, per cercare di soccorrere coloro che si trovavano a bordo del treno. Non c’era tempo da perdere, ogni minuto era prezioso. Asia lo precedeva, ansimava e abbaiava ed era più spaventata di lui. Uno dei vagoni era rimasto schiacciato contro una roccia.

“C’è qualcuno?” - gridò Leonardo.

“Sono qui, aiutatemi!”

Leo entrò nel vagone e rimase scioccato quando, davanti a sé, vide una lettera, la B che Balbettava e piangeva. Era Bella, sembrava una Bambola di porcellana, aveva un Bernoccolo in testa per la caduta ed era Bianca come un lenzuolo per la paura.

“Stai tranquilla, non ti agitare, andrà tutto Bene.” - la confortò Leonardo.

“E’ stato terribile, il nostro treno con tutti i vagoni delle lettere è deragliato per una frana e noi...ah che disastro, ma come stanno le altre?”

“Non lo so, sei la prima che trovo, ti aiuto a uscire di qua e poi vado a cercarle.”

“Devi trovarle, per favore, noi siamo tante ma non possiamo fare a meno una dell’altra.”

“Sì, lo so.”- rispose Leonardo.

Mise la B in salvo su una distesa d’erba e cominciò a chiamare:

“Lettera A dove sei? Lettera M, lettera N fatevi sentire!”

“Sono io la A, mi stavi forse cercando?” - il vagone della A era finito proprio accanto a quello della B.

“Oh sì, per fortuna ti ho trovata.” - le disse.

“Avete sempre tutti bisogno di me!” - rispose la A, Arrogante e Altezzosa, si sentiva la numero uno perché era la capotreno.

“Vedo che stai bene, lettera A, allora andrò a cercare le altre!”

“Chiamami Alfa lo preferisco, è il mio nome greco ed è così regale.”

“Come vuoi.” - le disse Leonardo mentre qualcuno sibilava alle sue spalle.

Sssssssss.

Asia cominciò a saltellare e a guaire, digrignò i denti e abbaiò forte.

Il Sibilo si faceva sempre più insistente.

Leonardo pensò che fosse un Serpente, era immobilizzato, non Sapeva come fare a Scappare poi, quella cosa si mise a Strisciare tra le sue gambe e... Sbucò la lettera S.

Leo tirò un Sospiro di Sollievo.

“Che piacere vederti!”- le disse.

“Sì, anche a me. Dove Siamo, cos’è Successo?”

“Non ricordi? Il vostro treno è deragliato.”

“Io Stavo parlando con la T quando abbiamo Sentito un boato fortissimo. Ma dov’è adesso la T?”

“E’ qui con me!” - esclamò la F da dietro un cespuglio.

“Ma perché non arriva anche la T?” - chiese la B che, dopo il tremendo spavento, si stava rilassando, sdraiata sull’erba.

“Lo sapete che lei è Timida, lasciatela Tranquilla, sta bene.” - disse ancora la F.

“Vieni fuori T, e basta con queste scene!” - la rimproverò Alfa.

Lei sbucò quatta, quatta come un gatto, rossa dalla vergogna e si avvicinò alla S.

“Dobbiamo cercare anche le altre, ne mancano ancora tante.” - si preoccupò Leonardo.

“Arriviamo!” - giunsero, cantando, la J, la K, la X, la W e la Y, le lettere straniere.

C’era anche la H che cominciò a parlare senza mai prender fiato.

Non riusciva a smettere di dire la sua su quello che era successo:

“L’Ho detto alla A di non passare di qui, è una strada troppo scoscesa e ci sono tutte quelle pietre ma lei no, deve sempre fare di testa sua! AH, non posso pensare al pericolo che abbiamo corso.”

“Ma, non dovrebbe essere muta?” - bisbigliò Leonardo ad Asia, sorridendo.

“Inizia a fare Buio. - disse la B. - E mancano ancora troppe sorelle all’appello. Dobbiamo cercarle prima che sia troppo tardi.”

Ripresero a perlustrare il territorio, cercando di sfruttare la poca luce rimasta.

“Lettere, dove siete?” - gridava Leonardo.

“Sorelle, rispondete!”

“Venite qua, sono intrappolata, aiutatemi per favore!” - sentirono urlare.

Era la lettera V. Il colpo Violento subito dal treno, l’aveva scagliata dentro un cunicolo, Asia la prese e la trascinò fuori.

“Che bello Vedervi, mi siete mancate! Se non foste arrivati Voi, avrei fatto una brutta fine, qualche animale famelico mi avrebbe di certo mangiata! Ho bisogno di acqua, ho sete e devo rinfrescarmi.”

Leonardo si ricordò che nelle Vicinanze c’era un laghetto, allora prese in spalle la V e si diressero tutti alla fonte d’acqua.

Che felicità quando videro la L, sdraiata in riva al Lago. Era ferita e sanguinava ma stava bene. Leo cercò di medicarle le ferite mentre Asia la Leccava.

“Come ti chiami mio salvatore?”

“Leonardo.”

“Ma hai la mia Lettera come iniziale! Il tuo nome nasconde in sé un animale forte e fiero, il re della foresta. Scommetto che anche tu sei un re.”

“Non proprio.”- rispose Leo.

“Ma le altre tue lettere, la N, la R, la D e le indispensabili vocali, le avete trovate? Perché altrimenti sarà una tragedia, come farai a scrivere il tuo nome, a leggerlo o ascoltarlo? E’ bello ascoltare le parole e il loro suono...”

“ Ci sono anch’io! - gridò la D che si era sentita chiamare in causa. Ahi, che Dolore ho sbattuto la pancia!”

“La pancia?” - ironizzò la A - semmai vorrai dire il pancione!”

“Smettila Alfa di prenderla sempre in giro, lo Sai che D non riesce a fare a meno di mangiare.”- disse la S.

“Brrr!”- tremante e infreddolita, fece la sua apparizione anche la R.

“Dov’eri finita?”- chiesero le sue sorelle.

“Non Ricordo, forse ero in una grotta, faceva tanto freddo e c’era un Ramarro verde che mi guardava.”- rispose con la sua inconfondibile erre moscia.

“Forza ragazze! - ordinò Alfa. Rimettiamoci in ordine e facciamo l’appello!”