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Riflessioni di un insegnante - Logos, pathos ed ethos a scuola
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Logos, pathos ed ethos a scuola
A questo proposito è necessario che il docente sia predisposto ad una comunicazione interpersonale con l’allievo, che lo vede nella sua veste di formatore-informatore pronto a relazionarsi con lui in modo positivo, non deve esclusivamente trasmettere i saperi in quanto tali ma con la giusta tecnica, deve interessare l’allievo e ciò può avvenire se mette in atto una strategia persuasiva, una comunicazione basata sulla retorica, dove è indispensabile dosare e ben equilibrare tre elementi fondamentali: il logos, il pathos e l’ethos. In quanto è più importante il “come si dice” di “ciò che si dice”.
Una comunicazione basata esclusivamente sulla razionalità e la logica, quindi improntata sul solo logos, può inaridire l’esposizione e distoglierne l’attenzione. Fondamentale in un discorso è il farlo trasmettendo emozioni, utilizzando quindi il pathos, che tende a coinvolgere maggiormente l’allievo favorendo la concettualizzazione dei contenuti (logos) e di conseguenza la memorizzazione. Infine vi è l’ethos, ovvero il credere veramente e profondamente in quello che si dice al fine di travolgere definitivamente e positivamente qualunque interlocutore.
Quando ho iniziato la mia attività di docente, ero un po’ impacciato, preoccupato, pensavo di non essere all’altezza della situazione, riconoscevo nell’attività che mi apprestavo a svolgere una responsabilità enorme, ma …. le pubbliche relazioni, il contatto con la gente ed in particolar modo con i ragazzi mi affascinava ed io … mi sentivo predisposto. Non sono un soggetto che ama la solitudine ma la compagnia, amo parlare ed anche ascoltare, amo la possibilità di sentirmi utile e godo infinitamente quando, sempre con la massima cautela, e tenendo alla base di tutto il rispetto per il prossimo, vengo coinvolto da qualche problematica che attraverso l’esperienza personale e con grande responsabilità può essere dal sottoscritto risolta.
Certamente questo mio “modus operandi”, che spero sia corretto e che mi dà grandi soddisfazioni, mi ha portato ad essere “l’amico dei ragazzi”, colui che li capisce, che colloquia con loro non solo della didattica ma del quotidiano, di ciò che gli e ci succede ogni giorno. Questo li rende più partecipi, alleggerisce qualunque lezione, integra in modo “indolore” le lezioni scolastiche con lezioni di vita, apre i giovani a scaricare e/o condividere i problemi che li assillano e le gioie che li travolgono, li aiutano a fare gruppo, ad essere una vera classe.

