- Categoria: Vivere di Scuola
- Scritto da Bina Madeo
Il bacio di Mimì - In vista degli esami
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Arrivo giù, al piano terra. Ecco Mimì con la sua mamma. E il momento più delicato e complesso della giornata: l’accoglienza. Il passaggio di consegna tra la madre e me. Il momento del distacco. Il distacco con la sua mamma avviene nel modo più dolce possibile. Il distacco, inteso come atto di certezza e di complicità d’amore, si trasforma in uno scambio significativo. Ci salutiamo. “Siamo pronte? Andiamo?", domando. E, Mimì risponde: “Si, prof. Bina Madeo. Sono pronta. Agitata”. La madre mi conferma di una notte poco tranquilla.
Le prime tre ore della giornata, Mimì, infatti, dovrà svolgere la sua prima simulazione di italiano in preparazione degli esami di maturità. Cerco di abbassare il più possibile lo stato di agitazione, sottolineando il suo impegno nello studio nelle ultime settimane e evidenziando che le consegne della verifica rispecchiano gli argomenti sviluppati ed elaborati insieme. Finalmente, dopo aver salutato la madre, ci avviamo nella nostra classe al terzo piano. Attraversiamo, come sempre, i due corridoi.
Nel frattempo la nebbia fitta che avvolgeva Verona si è diradata, lasciando filtrare, dalle enormi finestre della scuola, caldi e luminosi raggi di sole. La calorosa luce dei raggi luminosi del sole lascia presagire una giornata davvero significativa. La prepotente luce che penetra dai vetri si riflette omogeneamente in tutte le direzione e Mimì ne viene travolta completamente.
Raggiungiamo l’ascensore. Mimì prende le sue chiavi, le inserisce nella minuscola serratura e attendiamo l’arrivo del lento e vecchio elevatore. Prendiamo posto all’interno dell’ascensore. Mimì schiaccia il pulsante dove si trova il numero tre.
All’interno della cabina, come tutte le mattine, mi elenca tutto ciò che ha mangiato a colazione: “Latte, bissotti, ciambella. Tutto mangiato, tavolo in sala”. E, anche, la lista di ciò che ha mangiato la sera prima: “Ieri sera ho mangiato toast con prosutto e formassio, mela, yogurt e coca-cola”. Mi mostra con orgogliole sue unghie smaltate con tanti colori diversi dalla “mia amica Francy”.
Tocca i miei bracciali, i miei orecchini, le cerniere della mia borsa. Mi annusa, come sempre. Quasi alla ricerca della certezza di essere proprio io.
Arriviamo in classe: Mimì sa già cosa fare e come muoversi. Mimì sa già che le lezioni di questa mattina saranno lezioni davvero speciali. Questa mattina lei insieme ai suoi compagni si troveranno ad affrontare la simulazione della prima prova. Un’esperienza importante per tutti. Anche per tutti gli insegnanti.
Lascia lo zaino insieme a tutti gli altri sotto la lavagna. Mette il cellulare nel cestino predisposto sulla cattedra, insieme a tutti quelli dei suoi compagni. Prende posto al suo banco, tira fuori i fogli di protocollo, l’astuccio, il dizionario della lingua italiana. Parla a voce bassa. Osserva suoi compagni. Ascolta con interesse le spiegazioni degli insegnati curriculari sul come si svilupperanno le ore della mattinata.
Mi cerca con gli occhi, chiedendo la mia approvazione. La guardo con ammirazione e rispetto, accennando solo col capo che è composta e adeguata al compito, alla situazione, all’azione.
Se penso a cinque anni fa, quando faceva fatica a rimanere seduta solo per un’ora intera.

