- Categoria: Dipendenze
- Scritto da Vincenzo Amendolagine
Consumare e consumarsi: sguardi sulle tossicodipendenze - Le caratteristiche della tossicodipendenza
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Le caratteristiche della tossicodipendenza
La condizione di dipendenza da una sostanza psicoattiva è un fenomeno complesso di natura multifattoriale. Sovente nel vissuto del tossicodipendente appaiono delle narrazioni riguardo al “come ho cominciato” che appaiono disparate e varie, sintoniche con le molteplici strutture di personalità che si riverberano in tale condizione. Si va dal desiderio di provare sensazioni forti e diverse alla ricerca di una semplificazione della propria vita: attraverso le droghe si cerca cioè di migliorare la relazione con se stessi, con gli altri e con il proprio contesto di vita. Spesso nella personalità adolescenziale o tardo adolescenziale compare il desiderio di trasgressione, essendo la droga, frequentemente per tradizione culturale, associata alla devianza, ovvero al trascendere le regole del vivere sociale.
Diverse ricerche hanno messo in luce anche il ruolo patogeno di certe costellazioni familiari, quando il padre è periferico rispetto alle dinamiche mentre la madre è onnipotente, comprensiva e onnivora. E' proprio quest'ultima che, nel tentativo di far perdurare il rapporto simbiotico con il proprio figlio, lo "divora" psicologicamente indicendo meccaniscmi di dipendenza.
Alla base della dipendenza ci possono essere diversi meccanismi che mantengono il circolo vizioso del consumo. C’è prima di tutto, nei confronti delle droghe “pesanti”, un meccanismo fisico, prodotto dalle variazioni anatomo-fisiologiche che le sostanze tossiche provocano nel corpo umano. A livello cognitivo, la mappa concettuale del tossicodipendente è infarcita di narrazioni, congetture e preconcetti, che si mantengono vitali e si ipertrofizzano proprio nel rapporto con la sostanza “proibita”.
Si possono individuare tre fasi nell’ambito dell’insorgenza e del mantenimento della tossicodipendenza:
- la fascinazione;
- il rito iniziatorio;
- la cronicizzazione.
Nella fase di fascinazione il giovane è stregato da tutto quello che la droga rappresenta, attraverso le narrazioni edoniche che si racconta o che gli hanno raccontato sulle proprietà quasi magiche della sostanza trasgressiva.
Nel rito iniziatorio, prevalentemente collettivo, il cominciare diviene il fenomeno che cementa uno stare con gli altri, portato ai parossismi della maniacalità, intendendo con ciò un trascendere la fisiologica, per taluni, condizione di ipotimia.
La cronicizzazione avviene quando l’iniziazione si consolida in uno stile di vita, in cui “il farsi” diventa il palinsesto di una quotidianità malata, frutto di paradigmi cognitivi alterati e processi euristici falsati. Alla base della cronicizzazione c’è una psicopatologia dello sviluppo, ovvero uno stile familiare, che il ragazzo ha appreso nel corso della sua crescita, fatto di problemi non risolti, strategie di coping inconcludenti e improduttive, una filosofia di vita improntata al “è un bene non risolvere niente, tanto tutto si risolve da sé”.

