- Scritto da Caterina Maria Feo
- Categoria: Approfondimento autori
L’uomo contro l’umano. Educazione e tecnocrazia in Gabriel Marcel
L’incedere della tecnocrazia è tra i fattori che hanno contribuito maggiormente alla mutazione antropologica contemporanea. L’essere umano del XXI secolo sembra infatti condurre un’esistenza progressivamente orientata verso logiche utilitaristiche e produttivistiche, che tendono a ridurre la complessità dell’esperienza umana. In questo quadro, una nuova idea di uomo, plasmata dalla razionalità tecno-scientifica, si afferma in una temperie culturale esposta al rischio di disumanizzazione. L’articolo argomenta che, in tale contesto, l’educazione è chiamata non solo ad adattarsi ai cambiamenti in atto, ma anche a recuperare le condizioni che rendono possibile un processo integrale di promozione della persona. Muovendo da queste premesse, il contributo propone una riattualizzazione del pensiero di Gabriel Marcel, evidenziandone la rilevanza per una riflessione pedagogica contemporanea orientata alla dimensione interrogativa e riflessiva dell’umano.
Technocracy is among the factors that have most significantly contributed to the contemporary anthropological transformation. Indeed, human beings in the twenty-first century appear to lead an existence increasingly shaped by utilitarian and productivist logics, which tend to reduce the complexity of human experience. Within this framework, a new conception of the human being—shaped by techno-scientific rationality—is emerging in a cultural context marked by the risk of dehumanization. The article argues that, in such a context, education is called not only to adapt to ongoing changes but also to recover the conditions that make possible an integral process of personal development. On this basis, the contribution proposes a re-actualization of the thought of Gabriel Marcel, highlighting its relevance for a contemporary pedagogical reflection oriented toward the interrogative and reflective dimensions of the human condition.

Il contributo analizza la prospettiva pedagogica di Rubem Azevedo Alves (1933–2014), filosofo, teologo e scrittore brasiliano, tra i principali interpreti di un’educazione fondata sull’immaginazione e sulla libertà simbolica. Attraverso un approccio ermeneutico, l’articolo mette in luce come la metafora – elemento centrale della sua poetica – diventi un dispositivo formativo capace di generare conoscenza e trasformazione, oltre il linguaggio descrittivo e razionale dell’educazione tecnocratica. L’analisi dei testi letterari e pedagogici di Alves mostra un ricco “atlante immaginifico” popolato da figure vegetali, animali e oggettuali, che si configurano come strumenti di liberazione del desiderio, di riscoperta del sé e di costruzione di significato.
Nell’ambito della filosofia del Novecento prende vita una sorta di “svolta dialogica” che punterà alla comunicazione interpersonale, alla reciprocità, alla centralità della relazione nell’ambito dei rapporti educativi. Il pensiero di Ferdinand Ebner e Martin Buber ben si inserisce in questa corrente di pensiero in quanto i due filosofi hanno visto nella relazione umana quella dimensione in grado di avvalorare la singolarità e l’unicità dell’individuo. L’articolo si addentra nel sostrato speculativo di tali riflessioni per mostrare la necessità di fondare/rifondare l’educazione sui principi che fanno della vita un’esperienza piena e soddisfacente.
«Lo scioglimento diventa un processo continuo, niente ha il tempo di solidificarsi, è ciò che io chiamo “modernità liquida”. La modernità odierna, come i liquidi, non può assumere forma per lungo tempo».