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L’arte narrativa del disegno infantile - Conclusioni

Conclusioni

L'adulto ha di fronte un mondo assolutamente sconosciuto, nuovo, inesplorato: un bambino, quel bambino, di fatto un enigm. (Munari Poda, 2003).

Il disegno un’arte infantile. E può già essere polemica. Quante volte fogli disegnati con cura e fogli con tracce affrettate sono stati accolti con lo stesso svogliato stupore: “Oh!. Cos’hai disegnato?....Ah!” e il gioco finiva così.
Si sa che i tempi dell’adulto difficilmente coincidono con quelli del bambino e il quotidiano seleziona di per sé la disponibilità all’ascolto reciproco ma forse vale la pena soffermarsi a pensare che più frequentemente del previsto quei fogli sono stati dei messaggi, hanno voluto essere dei tentativi di comunicazione a “misura di bambino”, hanno rappresentato un impegno comunicativo che, altre volte richiesto, ha scelto il percorso possibile per esprimere il proprio sentire.
Un atto magico, una formula in codice, una logica ormai lontana dal mondo adulto? Forse è proprio questo che ci mantiene distanti dal coinvolgimento che il bambino prova a sperimentare quando ci parla attraverso le immagini.
Nello scritto attuale si è voluto proporre un breve viaggio nella panoramica storica dell’evoluzione interpretativa del disegno infantile in ambito psicologico e psicodinamico portando ad esempio la sintesi di due reattivi proiettivi per l’infanzia (Il disegno della persona e il disegno della famiglia), ma in questo spazio conclusivo il desiderio è quello di ricondurre il tema centrale alla magia del possibile, all’altro e oltre che l’apparenza talvolta nasconde.
“I disegni dei bambini significano tutto e il contrario di tutto se tentiamo di leggerli con la violenza interpretativa carica di buone intenzioni di chi incasella copioni e persone” (Munari Poda, 2003, p.25).

 Osservare i bambini quando disegnano, la loro serietà, il loro impegno, le loro esitazioni acquista senso quando diventa un ascolto, quell’ascolto d’insieme che avvicina e costruisce una dimensione nuova e importante dal significato talvolta inaspettato.
Costruzione di metafore, spazio transizionale, luogo dell’attenzione il disegno diventa arte espressiva quando il gioco delle parti trova complicità nell’interesse della comunicazione e dell’ascolto partecipato.
Senza nulla togliere all’essenza proiettiva e alle potenzialità psicometriche dell’attività grafica forse è il fascino dell’insondabile a coinvolgere le fantasie interpretative e il dialogo con il bambino e, forse è proprio nell’atmosfera di delicata armonia che si crea ascoltando i racconti nascosti e svelati dalle immagini che la costruzione di senso prende forma.
“Nei bambini che disegnano e raccontano si integrano creativamente due linguaggi. Vi sono nelle storie che narrano e colorano avventure straordinarie, tempi sospesi, la tensione di un universo in progettazione.
Vi deve essere nella maniera di ascoltare la capacità di custodire, accudire, rispettare e (forse) trasformare, costruendo insieme. Con gentilezza. Con grazia. Perché ne resti viva la traccia e protetta la testimonianza (Munari Poda, 2003, p.17).
Per tutto questo occorre tempo. Tempo per essere scelti come interlocutori e per imparare a cogliere sensazioni e sfumature che trascendono l’immediato, tempo per imparare a conoscere e decidere di potersi raccontare nel rispetto delle libertà reciproche, tempo per interiorizzare ciò che si può vedere e che si sta vivendo.

 


Note:


[1] Luquet adotta il termine realismo nella sua generica accezione di interesse per il potere rappresentativo-significativo dei valori formali.

[2] Per metodo proiettivi si intendono in senso generale i sistemi di studio che procedono ad un esame complessivo della personalità considerata come un insieme interattivo di elementi in evoluzione tendenzialmente in contrasto con l’originaria definizione freudiana che intende per proiezione “l’operazione con cui il soggetto espelle da sé e localizza nell’altro, persona o cosa, delle qualità, dei sentimenti, dei desideri e perfino degli oggetti che egli non riconosce o rifiuta in sé” (Laplanche-Pontalis, 1967, pp. 425-426).

[3] L’imago è il prototipo inconscio di personaggi che orienta il modo in cui il soggetto percepisce gli altri. Tale prototipo è elaborato a partire dalle prime relazioni intersoggettive reali e fantasmatiche con l’ambiente famigliare (Laplanche-Pontalis, 1984, p.224) .

 


Bibliografia:

 

Corman L., Il disegno della famiglia: test per bambini, (1967), trad. it. Boringhieri, Torino, 1970
Crocetti G., Il bambino nella pioggia, (1986) Armando, Roma, seconda ristampa 2001
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Di Leo J. H., I disegni dei bambini come aiuto diagnostico, (1973), trad. it. Giunti Barbera, Firenze, 1981
Goodenough F., Measurement of Intelligence by Drawings, World Book Co., New York, 1926
Laplanche J.–Pontalis J. B. (1967), Enciclopedia della Psicoanalisi, trad. it. G. Fuà (a cura di), Laterza, Bari, 1984.
Luquet G. H., Il disegno infantile (1927), trad. it. Armando, Roma, 1969
Machover K., (1949), Il disegno della figura umana, trad. it. Edizioni OS, Firenze, 1978
Malchiodi C. A., Capire i disegni infantili, (1998), trad. it. Centro Scientifico Editore, Torino, 2000
Medioli Cavara F., Il disegno nell’età evolutiva. Esercitazioni psicodiagnostiche, (1986), Boringhieri, Torino
Minkowska F., De Van Gogh et Seurat aux dessins d’enfants, Beresniak, Paris, 1949 in Widlocher D., L’interpretazione dei disegni infantili, (1965), trad. it. Armando, Roma, 1968
Munari Poda D., La storia centrale. Il disegno infantile nell’analisi transazionale, (2003), ed. La Vita Felice, Milano,
Oliverio Ferrarsi A., Il significato del disegno infantile, (1973), Boringhieri, Torino
Quaglia R.-Saglione G., Il disegno infantile: nuove linee interpretative, (1976), Giunti-Barbera, Firenze
Sala C., La valutazione dell’intelligenza e dei tratti di personalità, (1986), in Atti del Congresso Nazionale di Psicologia e Grafologia
Widlocher D., L’interpretazione dei disegni infantili, (1965), trad. it. Armando, Roma, 1968.


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 7, Giugno 2005