- Categoria: Disegno ed espressioni artistiche
- Scritto da Elisabetta Galuppi
L’arte narrativa del disegno infantile - Il disegno della Figura Umana
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Il disegno della Figura Umana
Superata la fase degli scarabocchi tra i primi intenti raffigurativi del bambino compare la rappresentazione della figura umana. Il particolare impegno dedicato al disegno di forme sempre più complesse, indice della progressiva conquista di nuove capacità percettive, motorie e di lettura simbolica del reale regala ampio spazio ai tentativi di riprodurre sul foglio il cerchio. Cerchi intenzionalmente disegnati acquisiranno con il tempo la forma del volto umano da cui dipartiranno direttamente braccia e gambe e che si animerà di segni più o meno definiti indicativi di occhi, bocca, naso, orecchie e capelli.
Sullo sfondo degli stadi di sviluppo proposti da Luquet (rif.p.2) nel 1926 F.Goodenough pubblicava un testo dedicato alla misurazione del Q.I. attraverso i disegni prdo l’idea del Drow-a-man test (DAM) basato sul presupposto che alcuni aspetti del processo del disegno sono correlati all’età cronologica del bambino e per questo possono definirsi parametri valutativi della sua intelligenza.
“La scelta dell’immagine di un uomo si è basata non solo sulla sua universalità ma anche sulla netta preferenza accordatale da parte dei bambini (…). Goodenough ha considerato il numero di dettagli, la corretta proporzione tra le parti del corpo e la coordinazione motoria dimostrata dalla fluidità delle linee e dall’integrazione delle parti” (Malchiodi, 2000, p.5).
Successivamente, attorno al 1940, quando divenne popolare l’idea che i disegni potessero essere utilizzati per determinare aspetti emotivi e di personalità ovvero dovessero diventare oggetto di studio in quanto rappresentazioni visive di stati psicologici inconsci, il DAM acquistò importanza come test proiettivo e trovò nuova forma nel Drow-a-Person di Machover (1949).
La nuova filosofia basata sulle teorie psicoanalitiche, si avvale dei seguenti presupposti: “La figura umana disegnata da un individuo a cui è stata data l’indicazione di “disegnare una persona” è strettamente correlata con caratteristiche dell’autore come gli impulsi, le ansie, i conflitti e la compensazioni. In un certo senso la figura disegnata è la persona stessa e il foglio corrisponderebbe all’ambiente. Dalla descrizione di Machover si deduce che il disegno, in particolare quello della figura umana, sia rappresentativo degli aspetti conflittuali, dei meccanismi di difesa, delle nevrosi e della patologia del suo autore” (Malchiodi, 2000, p.7).
Ancora, negli studi di Di Leo (1973) il Drowing-a-Person viene presentato riassumendone i parametri di riferimento per la valutazione quantitativa della maturità cronologico-intellettuale: “nel bambino lo svilupparsi del concetto del corpo umano viene palesato nel disegno sempre più elaborato della figura umana” (Di Leo, 1973, p. 89) e assume come base di riferimento lo schema teorico seguente:
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Età
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Caratteristiche delle riproduzioni grafiche
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| Fra i tre e i quattro anni |
il bambino cerca di raffigurare genericamente la persona tracciandone pochi elementi strutturali per l’incapacità sia tecnica sia di coordinazione motoria ma anche per la particolare immagine che, a questa età, possiede del proprio corpo. Il disegno della figura umana in questa fase evolutiva prende il nome di cefalopode per il suo caratteristico schema essenziale: -la testa, sede dei ricettori sensori, che attualizza il contatto con l’esterno; |
| A quattro anni e mezzo |
viene accennato il tronco spesso con l’ombelico |
A cinque anni |
l’omino, ormai riconoscibile, possiede, oltre al viso, il tronco con braccia e gambe ed ultime le orecchie |
| A sei anni |
lo schema mentale del corpo diventa più completo arricchendosi di collo, mani, proporzioni e dettagli ambientali che gli permettono un maggior inserimento nel mondo reale dimostrando una crescita proporzionale alla crescita del bambino |
Affinché il concetto di immagine della figura umana e le sensazioni ad esso legate possano diventare significativi per il bambino occorre che vi sia coscienza del proprio corpo, percezione del sé. Percezione che ha inizio attorno alla seconda metà del primo anno di vita quando il bambino comincia a separare la realtà esterna da quella interna, a rendersi consapevole delle parti del proprio corpo, della loro posizione nello spazio, della propria abilità di controllo dei movimenti e di risposta a sensazioni provenienti dall’esterno.

