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Dolce fermezza ed educazione - Le regole fin dalla prima infanzia


 

Le regole fin dalla prima infanzia

È fondamentale che l’educazione del bambino venga impostata fin dal primo anno di vita: infatti proprio i primi mesi sono il periodo di massimo apprendimento del bambino [9], il volano della sua crescita globale, nel quale vengono poste quindi anche le basi dello sviluppo morale [10].
Tuttavia la prima infanzia è ancora oggi permeata da teorie di matrice psicoanalitica che fondano un diverso approccio educativo. L’“allattamento su richiesta”, ad esempio, sostiene che nei primi mesi di vita, al minimo pianto, il bambino deve essere preso in braccio ed addirittura attaccato al seno materno. Un’importante guida per neo-genitori a livello nazionale suggerisce che, soprattutto nelle prime settimane di vita, è opportuno offrire il seno al bambino tutte le volte che lo richiede [11].
Occorre invece riscoprire metodi pedagogici che mirino alla costruzione dell’autonomia e valutino l'importanza della disciplina, delle regole, del rispetto dell'asimmetria di ruoli tra adulto e bambino, con l'attenzione a non degenerare nell'autoritarismo che ha caratterizzato l'età dei regimi dittatoriali. Occorre un atteggiamento educativo che, rispettando la persona dell’educando, lo aiuti a crescere con regole ed ordine, fin dalla tenera età, nei primi mesi di vita.
Questo approccio educativo può essere riassunto nel concetto di dolce fermezza [12], definizione coniata dal dott. Mario Castagnini, neurologo e riabilitatore di grande esperienza. Si tratta di amare la persona educanda al punto da donarle il dovuto affetto, ponendole al contempo ben definite regole, paletti da non oltrepassare. In questo modo si potrà insegnare le buone maniere, regolare il rapporto con le altre persone, moderare l'egocentrismo e l'egoismo insito in ogni persona, trasmettere l'altruismo ed il rispetto, porre ordine nella vita del bambino. L’ordine - ricorda Bueb - costituisce il fondamento della vita dell'uomo e perciò anche di ogni crescita riuscita: l'ordine dell'unità famigliare, i rituali e i gesti che scandiscono la giornata, la sicurezza protettiva della casa, ... [13]. 

Per attuare questo progetto occorre esprimere il proprio amore verso il piccolo non solo nell'affettuosità, nell'edonismo, nel procurare a lui il maggior piacere momentaneo, ma pensando alla sua futura autonomia. L'autonomia, in senso pedagogico e psicologico, non è solitudine, non chiede all'uomo di vivere isolato. Si tratta piuttosto di vivere in rapporto con gli altri, avere persone di riferimento, affetti su cui contare, ma poi sapersi distaccare come singolo individuo che agisce secondo le proprie scelte, sfruttando le proprie conoscenze ed abilità.[14] L'adulto che agisce con dolce fermezza è colui che si propone al piccolo come presenza su cui contare, ponendo inizialmente regole ben precise all'interno delle quali il bambino possa iniziare a conoscere sé e il proprio corpo, destreggiarsi sperimentando un'autonomia e responsabilità proporzionata alla propria età. A mano a mano che essa cresce, le regole potranno essere tolte per dare spazio all'autoregolazione dell'individuo. È importante ricordare che autonomia non è anomia (assenza di regole), ma capacità di governarsi, e quindi indipendenza, autodominio, capacità di regolarsi, di darsi delle norme, ecc...[15] Essa non può che derivare dall'eteronomia, ossia dall'affidarsi alle norme, alle regole di comportamento dettate da un altro [16]. Quest'altro - il genitore, l’educatore - trasmette con fermezza e dolcezza le regole che servono per vivere e rapportarsi dignitosamente con le persone.