- Categoria: Educazione prenatale e prima infanzia
L'importanza dell'acqua nello sviluppo psico-fisico del lattante - Imparare facendo
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Imparare facendo
I tempi in cui si fasciavano i bambini sembra definitivamente passato, ora si parla di intelligenza emotiva, di esperienze piacevoli engrammate, di "codice duale", di piacere senso-motorio e di empatia. Lo stesso Piaget affermava che si impara facendo e di certo dice il vero, ma vale la pena aggiungere che facendo si muovono e si sbloccano emozioni le quali sono di certo spinte dal desiderio, dunque dall'intenzionalità. Anche se per qualcuno è difficile crederlo, il neonato possiede una sua volontà, una sua saggezza; esso nasce e si trova catapultato, come dice Leboyer " nel rombo di mille tuoni", è ancora una pura vertigine in un mondo dove tutto è rumore, confusione e caos. Con il tempo e molta fatica, riesce ad organizzare l'esperienza e riconoscere e controllare la tempesta di emozioni che prima lo attraversavano devastandolo.
La piscina può aiutarlo in questo suo cammino. Inizialmente lo aiuterà a dare un senso alle sensazioni, ad organizzarle, sostenuto dall'amore e dalla pazienza dei genitori; successivamente, dopo i quattro mesi, inizierà a tessere una ragnatela di relazioni e di intimità per giungere alla terza fase del linguaggio preverbale fatto di comportamenti/emozione dove manifesterà il germe dell'intenzionalità. La quarta fase è quella dell'intenzione, della volontarietà che lo porterà alla simbolizzazione e al linguaggio verbale.
Abbiamo visto l'importante ruolo della madre in tutto questo processo ma il ruolo del padre (seppure spesso considerato marginale in questo primo periodo) lo è altrettanto. Esso ha il difficile compito di entrare con gradualità all'interno della diade, evitare che il monotropismo (attaccamento ad una singola figura di riferimento) Bolbyano divenga per il bambino una futura prigione e facilitare così la graduale e futura socializzazione del lattante. Egli, come recita Wallon "... più presto si inserirà, meno il lattante avrà la possibilità di considerarlo un estraneo, un guastafeste nella coppia madre-figlio".
Permettere al neonato di muoversi liberamente e dare libero sfogo alla motricità in un ambiente protetto e piacevole come l'acqua, riveste un'altra valenza utilissima.
La piscina, nell'ora di acquaticità, diventa un teatro di osservazione privilegiato all'interno del quale osservare i comportamenti del lattante e le eventuali anomalie.
Con la preziosa collaborazione di un pediatra, eventuali ritardi nell'apprendimento potrebbero essere precocemente individuati evitando così dannosissimi ritardi nell'intervento e nella eventuale terapia.
Per particolari tipologie di handicap sensoriali come per esempio la cecità, il nuoto continua ad essere la pratica maggiormente consigliata dagli esperti in particolare per la prevenzione di atteggiamenti degenerativi come manierismi, blindismi o qualunque tipo di movimento automotorio generatore di blocchi nel normale sviluppo psicofisico del bambino.
I neonati in situazioni di handicap traggono, dalla pratica motoria in acqua, benefici incalcolabili in virtù del potere fortemente vicariante e compensativo che possiede il cervello a questa età.
La cultura del movimento oggi, in Italia e in tantissimi altri paesi, si muove nella direzione del benessere psicofisico e della prevenzione primaria attraverso un sano investimento nella pratica natatoria. Le grandi proprietà curative dell'acqua erano già conosciute dai nostri avi che già in epoca romana avevano fatto delle terme un luogo di ritrovo e di cura.
Gli stessi figli dei faraoni venivano fatti nascere nell'acqua. Oggi si assiste alla riscoperta di questo preziosissimo elemento forse in un periodo in cui le grandi siccità stanno portando tristemente alla cronaca l'elemento acqua.
Questa nuova cultura dell'acqua sta operando in questi anni una vera e propria rivoluzione che richiama in piscina nuove fasce di popolazione, di quella popolazione considerata "debole" solo perché per anni mai interpellata, mai coinvolta, mai valorizzata. Oggi la Federazione Nuoto intende accettare la sfida; aprendo le porte a questo tipo di attività si apre un nuovo capitolo che necessariamente chiamerà tutti i tecnici e tutti i dirigenti ad un rinnovamento sia sul piano culturale che su quello metodologico per andare verso una nuova pedagogia dell'acqua.
Una volta accolta con cognizione e convinzione la sfida, per il resto non ci sarà da preoccuparsi: "L'acqua completerà il vostro lavoro. Essa è, credetemi, molto più abile di voi.
Vi basterà lasciarla lavorare" (F. Leboyer).
Autore: Salvatore Bandinu è diplomato I.S.E.F. e ha conseguito delle specializzazioni in "Attività psicomotorie e acquatiche per non vedenti", "Nuoto prescolare 0/8 anni", "Nuoto e anziani", "Sport e Disabilità". Si è inoltre diplomato in Idrochinesiologia - Recupero polifunzionale. Lavora in qualità di animatore e psicomotricista presso alcuni centri socio-educativi per minori, come istruttore di nuoto ed insegnante di educazione fisica nella scuola.
E' Responsabile Provinciale Cagliari della Sezione Salvamento della Federazione Italiana Nuoto dal 1996 a tutt'oggi ed è autore del manuale "La psico-acquaticità: Esperienze d'acqua nella primissima infanzia".
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 11, Ottobre 2003

