- Categoria: La Bacheca dei Lettori
- Scritto da Myriam Perseo
Caro Futuro
Caro signor Futuro, è strano il destino di noi, quasi maestri. Prima ci viene offerta la possibilità di immaginarci proiettati nel suo mondo, poi ci viene detto, da lassù (dalla Stella, Maria per l’appunto!), che dobbiamo sostare (un po’ come succede in quei giochi con i dadi): imprevisti (torna indietro di due caselle) o probabilità (supera il concorso e … vedrai!).
Tutti noi, i quasi maestri, abbiamo faticato nel percorrere il sentiero che ci ha visto arrivare vicino alla cima, all’agognata meta con lo zaino pesante, pieno di due, tre lauree, di sogni, di curiosità, di storie narrate e da narrare (tieni presente che non siamo tutti giovanissimi!). Uno zaino ricco di esperienze vissute a Scuola e in Ateneo, di percorsi di formazione complessi e, talvolta, complicati, difficili, da conciliare con le tante strade di vita già intraprese e da intraprendere, con gli spazi e tempi dedicati e da dedicare alla dimensione familiare e lavorativa.
Abbiamo superato folti boschi, ostacoli, intoppi, scogli, barriere. Il primo si è presentato subito all’ingresso del sentiero. Era sbarrato e per accedere è stato necessario rispondere a molteplici domande: naturalmente, come nei migliori giochi, vince chi conosce il maggior numero di risposte corrette. In tanti, di fronte ai quesiti, si sono persi, scivolando giù per il fossato. Però, per noi, che siamo riusciti a superare la prova, il ponte si è abbassato. Siamo entrati. Il ponte, caro signor Futuro, è un’immagine che ritorna spesso nei nostri pensieri. Infatti, durante il percorrere dei labirinti del sapere e del saper fare, ricordavamo continuamente una bella riflessione (Buscaglia, Vivere, amare, capirsi, 1984) che diceva: «gli insegnanti ideali sono quelli che si offrono come ponti verso la conoscenza e invitano i loro studenti a servirsi di loro per compiere la traversata; poi a traversata compiuta, si ritirano soddisfatti, incoraggiandoli a fabbricarsi da soli ponti nuovi». Ci sentivamo un po’ architetti, un po’ muratori, i primi «sono chiamati a progettare la casa, esprimendo […]fantasia e creatività», i secondi la costruiscono «di giorno in giorno, incontrando e superando le difficoltà […]. Tutti noi dovremmo cercare di diventare dei bravi muratori nei confronti della nostra esistenza» (Bertin, Educare alla progettualità esistenziale, 2004).
Quale progettualità esistenziale, oggi? Signor Futuro, siamo pronti a costruire ponti e a ritirarci, siamo pronti a operare sulle nostre esistenze, a modificare e cambiare, a modificar-ci e cambiar-ci, ma ciò non è possibile se il ponte sotto i nostri piedi è instabile e sta per crollare. Non abbiamo altri mezzi se non la voce. Siamo, infatti, quel gruppo di quasi maestri, che porta un numero di matricola datato 2008- 2009, quel gruppo che si trova nella Terra di mezzo, sospeso tra ciò che era prima (l’ingresso nella graduatoria permanente) e ciò che verrà dopo (la procedura concorsuale). A noi non sarà concesso accedere, pur avendo camminato nelle stesse strade dei colleghi con data d’iscrizione precedente, a quella lista di nomi. La lista che da quasi maestri, ci farebbe diventare maestri. Maestri veri, maestri di scuola dell’infanzia e primaria.
Gentile signor Futuro, non si dovrebbero cambiare le regole del gioco mentre si gioca, non vale!
Myriam Perseo, Docente di ruolo nella Scuola dell’infanzia da 15 anni e docente supervisore del tirocinio nel Cdl in SFP di Ca che accompagna i quasi maestri nel percorso di tirocinio

