- Scritto da Maria Aurora Cancelli
- Categoria: Pedagogia del quotidiano
L'enuresi di ritorno
In ambito pedagogico o clinico, l’enuresi di ritorno (o secondaria) viene comunemente utilizzata per indicare la ricomparsa di perdite involontarie di urina dopo un lungo periodo di controllo già acquisito (in genere, almeno 6 mesi). A differenza dell’enuresi primaria (nella quale il bambino non ha mai raggiunto il pieno controllo della funzione vescicale), quella di ritorno è spesso un campanello d’allarme per cause di natura emotiva, fisiologica o psicologica. Si tratta di un comportamento regressivo – il bambino che aveva già raggiunto una propria autonomia compie un “passo indietro” a livello comportamentale – e che va quindi affrontato come tale, non come una forma di inerzia o di noncuranza, in quanto dietro ad ogni tipo di regressione (sia essa enuresi, encopresi, irritabilità, gattonamento o linguaggio infantile) si celano piccole avvisaglie, come vissuti di stress, ansia, o esperienze traumatiche. Anche un grande cambiamento, come l’inizio della scuola o la nascita di un fratellino o di una sorellina, possono avere un impatto importante a livello emotivo e provocare delle reazioni inconsce che spingono il bambino a chiudersi in delle “zone di comfort”, ossia schemi comportamentali che infondono sicurezza. Non si tratta di semplici capricci, né di fallimenti educativi ma, semplicemente, di piccole richieste di aiuto.

"Sono dipendente dal telefono, sono ludopatico, lo ammetto e non riesco a smettere". "Prof, mi sento male perché non riesco più a fare niente senza telefono, neanche a dormire o mangiare. Aiutami!". Queste non sono ipotesi sociologiche, ma grida d’aiuto che raccogliamo ogni giorno tra i banchi. I nostri studenti lo scrivono nei temi, ce lo sussurrano durante l’intervallo. Ci chiedono, esplicitamente, di essere salvati da se stessi.
Sono una sostenitrice della formazione permanente, in tutti gli ambiti del sapere e specialmente nel mio che è la pedagogia. Le conoscenze si modificano in base allo sviluppo del sapere, alle esperienze reali di vita quotidiana, alla ricerca ed alla messa in discussione del sapere più datato nel tempo. Per questo si è compreso, ad esempio, che il concetto di punizione del bambino non ha nulla di educativo ed è persino dannosa. Nonostante la reperibilità delle informazioni e la possibilità di aggiornarsi sia più facile al giorno d'oggi, grazie all'utilizzo corretto dei social (basti pensare a pediatri, pedagogisti, psicoteraeuti, nutrizionisti che realizzano reels, dirette instamgram ecc), molti genitori ignorano completamente informazioni basilari circa la salute ed il benessere globale dei loro figli.
La memoria nei bambini funziona attraverso la codifica, la conservazione e il recupero dell'informazione. La memoria a breve termine, o memoria di lavoro, è responsabile della memorizzazione temporanea dell'informazione, mentre la memoria a lungo termine è responsabile della conservazione a lungo termine dell'informazione. Questi due tipi di memoria vanno allenati allo stesso modo e i giochi di memoria possono aiutare a sviluppare entrambi.