- Scritto da Ivana Fiore
- Categoria: Pedagogia del quotidiano
Paula, Sergej, Tristan oppure Sara, Franco o Matteo? Ad ognuno il proprio nome!
Nel percorso di adozione internazionale si assistite spesso ad una tendenza particolare: le coppie che accolgono un bambino scelgono di cambiargli il nome. In alcuni casi ciò rappresenta un’esigenza, ad esempio il nome è impronunciabile in italiano e quindi potrebbe essere fonte di derisione per il bambino; in altri, invece, è una scelta legata esclusivamente alla volontà dei genitori. La scelta di decidere il nome del proprio figlio, seppur legittima, nel caso di un bambino adottato, è molto delicata e rischia di creargli una serie di problemi legati all’identità.

I ritmi sempre più frenetici del mondo contemporaneo hanno determinato un nuovo concetto di tempo: non più una categoria che l’uomo gestisce e utilizza per i propri fini, ma piuttosto un vorace cavaliere oscuro che lo travolge e lo fagocita, destituendolo dal suo ruolo di “padrone” a quello di “servo”. Neppure i bambini sono esenti da questo vortice e sono sottomessi al tempo. Sono oberati da impegni continui e scanditi da orari ben precisi: palestra, corso di musica, gara di nuoto, laboratorio artistico e... così via! Poveri bambini! Costretti a vivere le loro giornate come una frenetica corsa, non hanno neppure il tempo di annoiarsi... Ma sono davvero così felici di rinunciare a quella sensazione di vuoto non riempito che si chiama noia? E questa è davvero tutta deleteria o può addirittura essere considerata un valore?
Relazionarsi con i bambini non è sempre facile. Bisogna avere interesse a farlo e, soprattutto, molta pazienza. A questo riguardo, si illustreranno alcuni consigli utili a far sì che questa relazionalità, soprattutto fra genitori e figli, possa essere il più proficua possibile per lo sviluppo del bambino.