Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Crescere ed educare: aspetti importanti che favorisco i rapporti affettivi tra genitori e figli

attaccamentoOgni genitore cerca di fare del suo meglio nel costruire il rapporto con i propri figli: adottando un fare educativo che persegue il fine di aiutarli a raggiungere la felicità trasmettendo principi fondanti la persona, quali senso di responsabilità, impegno e costanza, ecc. Ma si può essere certi che questo basti per essere felici?

Oggi l’adulto rischia forti oscillazioni tra insegnare e educare, la sfida è creare un equilibrio. Insegnare [dal lat. insĭgnare, propr. «imprimere segni (nella mente)»] significa trasmettere informazioni, regole che, però, potrebbero non avere un senso per il bambino; educare [dal lat. educare, intens. di educĕre «trarre fuori, allevare»] è propriamente un “tirare fuori”, quindi mediante l’educazione si trova il modo migliore per far esprimere l’originale sé dei figli. Tra i due estremi l’ago magnetico per orientarsi è il principio della libertà del bambino nella acquisizione delle sue strategie per “cercare la felicità”, dentro un rapporto affettivo significativo sostenuto da azioni di protezione responsabile, una sicurezza di base nei legami affettivi ed una stabile “sicurezza percepita” dell’ambiente circostante.

I genitori sono il ponte che unisce due mondi per l’infante: interno fatto di istinti, emozioni e sentimenti; esterno costruzione culturale delle regole di interazione tra le persone. Questa posizione corrisponde alla dimensione del “qui e ora”, tempo che ogni genitore utilizza per traghettare i figli verso l’adultità e, certo, rinforzare gli aspetti creativi che consentiranno il “tirare fuorida sé” le qualità personali migliori.

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Mangia che diventi grande!

imgLa preoccupazione del cibo per una mamma rimane una nota costante. Innanzitutto sfatiamo il mito che bisogna mangiare anche contro voglia per crescere: il bambino si sa autoregolare e lo stimolo della fame è presente fin da neonato in cui attraverso il pianto attira l'attenzione dell'adulto per soddisfare il suo bisogno primario, quello di nutrirsi. Il compito dell'adulto non è obbligarlo a mangiare, bensì accompagnarlo nel piacere della conoscenza del cibo.

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Paula, Sergej, Tristan oppure Sara, Franco o Matteo? Ad ognuno il proprio nome!

imgNel percorso di adozione internazionale si assistite spesso ad una tendenza particolare: le coppie che accolgono un bambino scelgono di cambiargli il nome. In alcuni casi ciò rappresenta un’esigenza, ad esempio il nome è impronunciabile in italiano e quindi potrebbe essere fonte di derisione per il bambino; in altri, invece, è una scelta legata esclusivamente alla volontà dei genitori. La scelta di decidere il nome del proprio figlio, seppur legittima, nel caso di un bambino adottato, è molto delicata e rischia di creargli una serie di problemi legati all’identità.

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