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Perché leggere ai piccoli è fondamentale?

nati per leggereLe storie ascoltate nell’infanzia hanno un potere inimmaginabile. Ciascun libro letto tocca nel profondo e va a costruire in ogni bambino la sua visione del mondo: la modificano, dando prospettive diverse, la confermano, dando vita a orizzonti conosciuti, la precisano con dettagli nuovi. Attraverso le storie i bambini sperimentano emozioni e vissuti, in un luogo reale ma controllato, sicuro e protetto, dove poter vivere in profondità ciò che sentono. La lettura, già dai primi giorni di vita, può essere un’esperienza piacevole e gratificante oltre che mettere le basi per una competenza linguistica elevata. L’esperienza di lettura con i piccolissimi diventa un momento condiviso che rafforza il legame e la sintonia, ancor di più se diventa un momento ricorrente. Attraverso le storie lette dall’adulto, il bambino entra in contatto con le proprie emozioni più intense, in una cornice salda e sicura come quella del contesto familiare.

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Come i bambini formano la loro moralità

moraleLo sviluppo della moralità è un processo che si struttura nel corso della storia evolutiva del bambino ed è connesso allo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale. Sulla competenza morale individuale intervengono differenti fattori, fra i quali un posto di rilievo è occupato dal contesto familiare. Prima dei nove anni, il piccolo possiede una morale di tipo eteronoma, ovvero è mutuata dai divieti e dalle regole imposte dagli adulti, successivamente si forma progressivamente una morale autonoma.

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L'adolescenza, tra crisi e compiti evolutivi

adolescenzaL’adolescenza, dal latino “adolescere” che significa “crescere”, è la fase della vita durante la quale l’individuo conquista le abilità e le competenze necessarie ad assumersi le responsabilità relative al futuro stato di adulto. Questo periodo di transizione dallo stato di bambino a quello di giovane adulto è caratterizzato da interrogativi e dubbi nonché da rapidi e consistenti cambiamenti che causano una fase di disequilibrio in cui tutto viene rimesso in discussione.

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Mi hai lasciato prima ancora di conoscerti

Perché parlarne? Perché dare voce a qualcosa che fa male, terribilmente male?
Solitamente sono le domande che subito mi vengono fatte appena sentono di cosa vorrei parlare. A questo punto io rispondo con una domanda: “Perché non parlarne? Cosa c’è di male nel condividere un dolore con tante altre persone?” Lo so che ci sarà l’interessato perché lo ha vissuto, l’interessato per capirci di più, l’interessato curioso e il disinteressato, come sempre!
Ma… molti ti consigliano di tenerlo per te e di non parlarne, sembra brutto, gli altri ci possono rimanere male, può ferire. Se vogliamo è un po’ contraddittorio se pensiamo che poi per superare questo dolore incolmabile hai bisogno di parlarne.
Se ne parla poco e te ne rendi conto solo quando ci sei dentro, quando sei tu a cercare una risposta o delle testimonianze che ti facciano da supporto anche se in realtà leggere o sentire di una perdita altrui non alleggerisce il tuo dolore.

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