- Scritto da Giacomina Murgia
- Categoria: Vivere di Scuola
La bussola emotiva in classe: una micro-pratica per il benessere e l’apprendimento
Entrare in classe non significa automaticamente essere pronti ad apprendere. Ogni studente porta con sé un carico invisibile, fatto di stanchezza, agitazione, distrazioni e pensieri non risolti. E lo stesso accade spesso anche a noi docenti. Eppure, nella quotidianità scolastica, questo passaggio viene ignorato: si inizia la lezione, si apre il libro, si spiega, si lavora, con l'obiettivo di coinvolgere e incuriosire i tuoi studenti per tutto ciò che spieghi e vuoi fargli apprendere.

La società odierna ci pone di fronte a nuove sfide educative, spesso complesse, talvolta disorientanti. In questo scenario, la scuola continua a rappresentare uno dei pochi luoghi in cui è ancora possibile costruire legami autentici, formare coscienze, generare senso. Ma perché ciò avvenga, è necessario ripensare il ruolo dell’insegnante, della famiglia e delle relazioni che tengono insieme la Comunità scolastica. Quello che segue è il mio sguardo personale su questo mondo in cambiamento: un percorso fatto di esperienze vissute, di difficoltà incontrate, e soprattutto di convinzioni profonde sulla forza educativa della relazione e sull’urgenza di ritrovare un orizzonte condiviso di responsabilità, ascolto e presenza reciproca.
Vi è mai capitato di chiedere ai vostri studenti come dovrebbe essere per loro la scuola ideale? Vi stupireste delle risposte! Eccone solo alcune di quelle più significative, fornite da alunni della scuola primaria nella quale lavoro: “nella mia scuola ideale la maestra arriva sempre in classe con un sorriso ed è pronta ad ascoltarci; non ci sono né banchi né sedie, ma siamo liberi di muoverci e di imparare a modo nostro; nella scuola che vorrei non si studia solo italiano e matematica, ma si lascia spazio alla fantasia e alle cose che ci piace più fare; vorrei tanto che a scuola ci fosse più tempo per fare amicizia con i compagni e per parlare con le maestre non solo di compiti e interrogazioni…”.
Qualche anno fa sono stata affiancata come tutor a una collega in anno di formazione. Durante i momenti dedicati all’ascolto e alla consulenza, la collega mi ha subito espresso il suo timore nell’affrontare l’atto valutativo. Cosa significa valutare e soprattutto come compiere questo atto educativo complesso, che pone molti docenti, anche esperti, sulla difensiva perché è esposto alle famiglie e agli studenti?