- Categoria: Vivere di Scuola
- Scritto da Giacomina Murgia
La bussola emotiva in classe: una micro-pratica per il benessere e l’apprendimento
Entrare in classe non significa automaticamente essere pronti ad apprendere. Ogni studente porta con sé un carico invisibile, fatto di stanchezza, agitazione, distrazioni e pensieri non risolti. E lo stesso accade spesso anche a noi docenti. Eppure, nella quotidianità scolastica, questo passaggio viene ignorato: si inizia la lezione, si apre il libro, si spiega, si lavora, con l'obiettivo di coinvolgere e incuriosire i tuoi studenti per tutto ciò che spieghi e vuoi fargli apprendere.
Ma cosa accadrebbe se dedicassimo solo tre minuti prima di “entrare davvero” in classe? Quei minuti possono agire come una "camera di compensazione", per gli studenti (e l'insegnante) lasciando fuori il caos dell'intervallo o i problemi personali, sintonizzandosi sulla stessa frequenza d'onda. In questo spazio minimo, ma decisivo, si colloca la bussola emotiva: una micro-pratica quotidiana che consente agli studenti di riconoscere il proprio stato emotivo e orientarsi verso l’apprendimento.
La bussola emotiva si realizza attraverso un breve check-in iniziale. All’inizio della lezione, l’insegnante invita gli studenti a individuare come si sentono, utilizzando categorie semplici: “tranquillo”, “stanco”, “agitato”, “concentrato”. La modalità può essere estremamente flessibile: una parola condivisa, un gesto, un colore, un simbolo. La forza di questa pratica sta proprio nella sua essenzialità. Non è un momento terapeutico, non richiede esposizione personale, non sottrae tempo alla didattica. È, piuttosto, un atto di consapevolezza rapida e non giudicante, che permette agli studenti di “prendere posizione” rispetto a ciò che stanno vivendo. E questo cambia tutto. Riconoscere un’emozione significa iniziare a regolarla. Dare un nome a uno stato interno riduce il livello di attivazione e facilita l’ingresso nei processi cognitivi. Non è un caso che le ricerche sull’intelligenza emotiva (Goleman) e gli studi sul clima relazionale (Rogers) evidenzino come apprendimento e dimensione emotiva siano profondamente intrecciati.
Una classe che riconosce le emozioni è una classe che funziona meglio: più attenta, più partecipativa, meno conflittuale.
Autrice: Giacomina Murgia, docente e progettista educativa, si occupa di didattica innovativa, educazione socio-emotiva e benessere a scuola.
copyright © Educare.it - Anno XXVI - N. 4, aprie 2026

