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La scuola che vorrei...

bambini poesiaVi è mai capitato di chiedere ai vostri studenti come dovrebbe essere per loro la scuola ideale? Vi stupireste delle risposte! Eccone solo alcune di quelle più significative, fornite da alunni della scuola primaria nella quale lavoro: “nella mia scuola ideale la maestra arriva sempre in classe con un sorriso ed è pronta ad ascoltarci; non ci sono né banchi né sedie, ma siamo liberi di muoverci e di imparare a modo nostro; nella scuola che vorrei non si studia solo italiano e matematica, ma si lascia spazio alla fantasia e alle cose che ci piace più fare; vorrei tanto che a scuola ci fosse più tempo per fare amicizia con i compagni e per parlare con le maestre non solo di compiti e interrogazioni…”.

Perché non prendere sul serio quello che pensano gli alunni? Alla fine, dalle risposte fornite emerge che i desideri dei nostri ragazzi non sono poi così lontani da quello che la scuola dovrebbe essere per davvero: un luogo più flessibile, che metta al centro di tutto lo studente; una scuola in cui si lascia spazio alle relazioni e in cui gli alunni interagiscono con insegnanti appassionati e comunicativi. La scuola non dovrebbe essere per gli studenti “un obbligo da sopportare”, ma un luogo dove si ha piacere di andare, consapevoli del fatto di avere proprio lì l’opportunità di crescere e imparare cose nuove insieme agli altri e dove trovare la giusta miscela tra piacere, impegno e competenza.

La scuola dovrebbe essere quella comunità colorata dove ogni bambino si sente accolto per quello che è e con il quale si interagisce guidandolo verso quello che potenzialmente potrà diventare. In altre parole, proprio nell’ambiente scolastico si dovrebbe aiutare ciascun alunno a prendere contatto con la parte più vera di sé, a individuare i propri talenti, per svilupparli e metterli poi a servizio della comunità. La scuola dovrebbe essere “per tutti, secondo le caratteristiche di ciascuno”, dovrebbe divenire quel luogo in cui la diversità non è vista come un limite o una caratteristica emarginante, ma come ricchezza e condizione esistenziale positiva e necessaria. La scuola inoltre dovrebbe divenire quella comunità viva e attiva in cui le relazioni non sono meno importanti dell’efficiente perseguimento degli obiettivi didattici, dove l’organizzazione del lavoro degli insegnanti non è guidata solamente dalla logica dei risultati e dove prevale la dimensione del dialogo, del rispetto reciproco e dell’incoraggiamento. Così come ci suggeriscono i nostri studenti in maniera molto semplice e chiara, la scuola ideale è quella nella quale la “persona” è realmente al centro del processo formativo, dove si punta alla valorizzazione della diversità; è quella comunità in cui ci si prende cura di tutti e di ciascuno e si promuove il confronto e la partecipazione. E una scuola così concepita non può che essere costituita da docenti molto motivati, da persone che, per utilizzare una definizione di Edgar Morin e di Don Milani, sono “insegnanti per missione”. Questa la mia scuola ideale, e la vostra?


copyright © Educare.it - Anno XXV - N. 1, - Gennaio 2025 
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