Sono giorni difficili, i legami familiari si sono allentati per il necessario isolamento che non consente di avere vicino figli, nipoti, amici. Ho contatti email con una mia cara nipotina alla quale invio semplici lezioni cercando di proporgliele con un linguaggio semplice e discorsivo, sperando che questo tempo ingrato riesca a infonderle un pò di serenita' e speranza. Stimolata dalla sua naturale e particolare vena poetica oggi le ho inviato una lezione diversa dalle altre.
Secondo l’indirizzo che ha intrapreso la UE con il programma Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici, le tecnologie digitali rappresentano l’occasione di migliorare la qualità, l’accesso a tutti e l’eguaglianza di opportunità della formazione scolastica e universitaria. In questo momento di emergenza pandemica, tuttavia, la scuola italiana si trova sostanzialmente impreparata culturalmente e strumentalmente deficitaria di fronte il modello del Digital Learning.
Secondo l'OMS la salute è "uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale". La definizione di salute ha subito un cambiamento nel corso degli anni, essa non è più solo l'assenza di malattia ma una condizione di armonico stato di benessere fisico-psichico-relazionale perfettamente integrato con l'ambiente nel quale il soggetto vive.
Molte Scuole secondarie di secondo grado, dopo il riordino del 2010, hanno provato a cimentarsi con la didattica per le competenze, mantenendo però, di fatto, invariato il curricolo e le modalità di valutazione. Talvolta, in vista del colloquio multidisciplinare, si è fatto convergere verso lo stesso oggetto di studio le diverse discipline: un grosso fraintendimento che fa coincidere la didattica per le competenze con l’interdisciplinarità. La riforma dell’Esame di Stato può essere l’occasione giusta per riflettere sulle distinzioni necessarie tra saperi e conoscenza, che poi è la differenza che passa tra le scienze, in senso lato, e la conoscenza intesa come consapevolezza dei saperi, tra sapere scientifico e sapere umanistico, tra sapere e fare. Perché “umanesimo” non è studiare le lettere, ma tradurre gli studi, tutti gli studi, in atti umani. La letteratura, la storia dell’arte, ad esempio, sono l’attuazione del pensiero, della cultura, del sapere di un tempo dato in opere concrete. E la piccola rivoluzione può essere l’occasione giusta anche per riflettere su parole, e quindi su rappresentazioni, come disciplinarità, interdisciplinarità, multidisciplinarità, transdisciplinarità usate a volte come intercambiabili - ma che intercambiabili non sono - e sul loro rapporto con lo sviluppo delle competenze.
Non è cambiando o ampliando gli oggetti dell’apprendimento che si sviluppano competenze, ma lo si fa pensando in modo diverso al soggetto che apprende, agli strumenti di cui ha bisogno per rapportarsi autonomamente allo studio e alla realtà in cui vive. Se, cioè, cambiano le modalità di lavoro, il tipo di prestazioni richieste e le situazioni in cui le si chiede, nonché il compito che si propone. Non solo apprendimento e restituzione, quindi, ma utilizzo autonomo, intenzionale e consapevole di quanto appreso.