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La fretta della scuola digitale

scuola digitaleSecondo l’indirizzo che ha intrapreso la UE con il programma Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioecono­mici, le tecnologie digitali rappresentano l’occasione di migliorare la qualità, l’accesso a tutti e l’eguaglianza di opportunità della formazione scolastica e universitaria. In questo momento di emergenza pandemica, tuttavia, la scuola italiana si trova sostanzialmente impreparata culturalmente e strumentalmente deficitaria di fronte il modello del Digital Learning.

Il Miur non ha pianificato per tempo una scuola digitale con obiettivi, lezioni e materiali e, tanto meno, ha elaborato un piano di formazione docenti con l’obiettivo di strutturare un’architettura informativa in grado di comunicare la relazione tra i contenuti delle discipline e i corsi a distanza. Ci sono state tante sperimentazioni e diverse esperienze importanti, ma tutte sparpagliate e non unitarie, nonostante il Piano Nazionale della Scuola Digitale, perché il lavoro da compiere è gigantesco e riguarda migliaia di scuola e centinaia di migliaia d’insegnanti.

I docenti della scuola italiana non sono esperti di Digital learning, né hanno riflettuto sufficientemente su come realizzare un ambiente di apprendimento a distanza efficace. Non si può ricalcare la didattica in presenza: l’errore più macroscopico è la riproduzione del tempo-scuola in modalità sincrona, che in moltissime scuole è stato addirittura normato con un rigido calendario, registrazione di presenze, voti e verifiche, e che rischia di burocratizzare maggiormente la scuola.

Per la verità il Miur con la nota del 17 marzo 2020 ha dichiarato che la didattica digitale serve a: mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza combattendo il rischio di isolamento e di demotivazione. Ha precisato inoltre che è essenziale per non interrompere il percorso di apprendimento.

Nella riproduzione rabberciata della scuola fisica in ambiente digitale non sono state identificate né le possibilità che le ICT possono offrire nell’acquisizione delle competenze, né sono state individuate, al contrario, quelle competenze che invece non possono essere supportate con queste tecnologie.

È vero che negli anni c’è stata una certa innovazione nelle strategie didattiche, come la flipped classroom, il brainstorming, il debate, il cooperative learning, in modo sempre più diffuso, e che tanti docenti si sono spinti sul terreno della didattica digitale, conoscendone le potenzialità e i limiti. Ciò nondimeno, il problema riguarda anche la ricerca pedagogica, che ancora non riesce pienamente ad indicare come affrontare le incognite, le potenzialità e le barriere dell’educazione digitale a distanza. Non si tratta della Blended learning o apprendimento misto, in cui c’è integrazione tra lezioni in presenza e attività che possono essere svolte da remoto; siamo di fronte a una formazione a distanza totale, con un corpo docente che dovrebbe usare professionalmente ambienti virtuali, MOOC, webinar, applicazioni per tablet e smartphone, podcast, social media e altre risorse.

Un sistema in ritardo

Complessivamente la scuola italiana è in ritardo nella digitalizzazione della didattica, come è stato evidenziato dal rapporto “Educare Digitale” del 2019 di Agcom. Ciononostante, la situazione determinata dall’espansione della pandemia del Covid-19 ha prodotto un’esplosione di entusiasti digitali che, paradossalmente, riguarda proprio coloro che non hanno alle spalle una solida formazione informatica. Come era già successo per l’introduzione dei Massive open online course (MOOC), che suscitarono molte aspettative ma anche paure per il destino di grandi attori istituzionali come le università, oggi molti osservatori sono preoccupati di questa convulsa esperienza educativa.

In realtà, nessuna forma di apprendimento ha un vantaggio intrinseco. La differenza qualitativa consiste nella specificità degli obiettivi e delle migliori modalità educative e didattiche per raggiungerli. L‘e-learning è un sistema di insegnamento strutturalmente interattivo che utilizza le ICT, costruisce e permette relazioni fra un docente e uno studente, ma anche fra studenti individuali nel gruppo. L’adozione generalizzata e sproporzionata di un modello di digital learning, privo una seria riflessione pedagogica e senza il coinvolgimento dei gruppi di ricerca maggiormente attivi in Italia in questo campo, potrebbe avere l’effetto di depotenziare proprio l’istituzione scolastica e marginalizzare quei docenti che non hanno avuto il tempo imparare a gestire di un ambiente di apprendimento multimediale e multimodale.

In conclusione, l’illusione di una scuola digitale sull’onda della difficoltà, ma anche dell’entusiasmo, dovrà fare i conti con i risultati della fretta che rischiano di provocare un aumento delle distorsioni già presenti nel sistema, di cui fanno le spese, in ultima istanza, gli alunni. Un’urgenza pericolosa, sulla quale ci ammonisce Moshe Lewin: maggiore è la fretta con cui si cerca di sbarazzarsi del passato e di cambiare le cose, maggiore è la quantità di passato che uno si trova a riprodurre nel corso del processo.

 


Autore: Massimiliano Aloe, docente di Filosofia e Storia I.I.S San Giovanni in Fiore (CS), con una solida formazione nella didattica digitale


 copyright © Educare.it - Anno XX, N. 4, Aprile 2020
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