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Il “Nuovo Esame di Stato”: riflessioni di un Presidente di Commissione

esame di statoMolte Scuole secondarie di secondo grado, dopo il riordino del 2010, hanno provato a cimentarsi con la didattica per le competenze, mantenendo però, di fatto, invariato il curricolo e le modalità di valutazione. Talvolta, in vista del colloquio multidisciplinare, si è fatto convergere verso lo stesso oggetto di studio le diverse discipline: un grosso fraintendimento che fa coincidere la didattica per le competenze con l’interdisciplinarità. La riforma dell’Esame di Stato può essere l’occasione giusta per riflettere sulle distinzioni necessarie tra saperi e conoscenza, che poi è la differenza che passa tra le scienze, in senso lato, e la conoscenza intesa come consapevolezza dei saperi, tra sapere scientifico e sapere umanistico, tra sapere e fare. Perché “umanesimo” non è studiare le lettere, ma tradurre gli studi, tutti gli studi, in atti umani. La letteratura, la storia dell’arte, ad esempio, sono l’attuazione del pensiero, della cultura, del sapere di un tempo dato in opere concrete. E la piccola rivoluzione può essere l’occasione giusta anche per riflettere su parole, e quindi su rappresentazioni, come disciplinarità, interdisciplinarità, multidisciplinarità, transdisciplinarità usate a volte come intercambiabili - ma che intercambiabili non sono - e sul loro rapporto con lo sviluppo delle competenze.

Non è cambiando o ampliando gli oggetti dell’apprendimento che si sviluppano competenze, ma lo si fa pensando in modo diverso al soggetto che apprende, agli strumenti di cui ha bisogno per rapportarsi autonomamente allo studio e alla realtà in cui vive. Se, cioè, cambiano le modalità di lavoro, il tipo di prestazioni richieste e le situazioni in cui le si chiede, nonché il compito che si propone. Non solo apprendimento e restituzione, quindi, ma utilizzo autonomo, intenzionale e consapevole di quanto appreso.

Il colloquio dell’Esame di Stato

Il colloquio dell’Esame di Stato, probabilmente la parte più innovativa dell’intero impianto, va in questa direzione e mette nuovamente in luce la necessità dell’integrazione dei saperi per una vera visione interdisciplinare dei problemi, visione che si ottiene solo integrando i differenti sguardi disciplinari per risolvere problemi reali o verosimili. Il punto di partenza rimane, però, sempre la competenza disciplinare, da intendere come padronanza di sintassi e semantica, di contenuto e di metodo, da utilizzare in modo integrato quando le domande sono poste da situazioni complesse, a scuola o nella vita reale, e richiedono pensiero critico e chiavi interpretative. Questo postula una formazione strategica che permetta agli studenti di cogliere i fenomeni in modo globale, di interpretarli in modo parziale e particolare, individuando i nodi che li legano, le cause che li generano e le conseguenze che possono produrre, per comprenderli e ipotizzare le soluzioni migliori per sé e per la collettività, contemperando il particolare con il generale.

Nel colloquio, che è stato regolamentato da fonti normative e applicative che ne sottolineano la natura integrata e multidisciplinare, si possono individuare quattro fasi:

  • l’analisi del materiale proposto dalla Commissione e la trattazione pluridisciplinare che da essa può derivare;
  • l’illustrazione e la successiva discussione dell’esperienza dei PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) che parte dalla relazione e/o dalla presentazione multimediale del candidato;
  • una interlocuzione riferita “…alle attività, ai percorsi e ai progetti svolti nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione”;
  • la discussione delle prove scritte.

I materiali proposti dalla Commissione (problemi, testi continui o discontinui, documenti…) rispondono ad alcuni criteri:

  • coerenza con gli obiettivi del profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) e, quindi, il rimando è ai Decreti del Riordino 2010/2012;
  • curvatura sul percorso didattico effettivamente svolto dalla classe contenuto nel Documento del Consiglio di classe del 15 maggio;
  • reale possibilità di trarre spunti per un percorso pluridisciplinare;
  • omogeneità dei livelli di difficoltà e sostanziale equipollenza dei materiali.

Il materiale proposto dovrà consentire al candidato, sulla base delle conoscenze e delle abilità acquisite nel corso di studi, di condurre il colloquio in modo personale e integrato, privilegiando le trasversalità, argomentando e interagendo con la Commissione, dimostrando il possesso delle conoscenze specifiche, che non possono prescindere dalla dimensione storica della cultura. Ogni cultura, infatti, come sostiene anche il filosofo C. Sini, ha una relazione sistematica con la realtà e con le modalità di rappresentare l’universo. E la realtà è fatta di scienza ma anche di superstizione, di miti, di riti, di modi di vedere e di pensare. Sapersi muovere in questa dimensione significa essere competenti.

Il pieno coinvolgimento delle discipline può essere realizzato in tutte le parti del colloquio. Alcune osservazioni rispetto a “Cittadinanza e Costituzione”. In genere è stata trattata come una “materia”, si sono affrontati alcuni articoli della Costituzione e sono stati fatti dei collegamenti con Storia. L’aggancio ai percorsi PCTO, che può diventare davvero una pratica che permette di coniugare il sapere saputo con il sapere agito, o ai fatti della contemporaneità, in sede di colloquio è risultato difficoltoso. Eppure la scuola parla molto di relazioni, di socialità, di cittadinanza ed elabora progetti dedicati, ma dentro le aule, generalmente, ogni studente lavora per sé, costruisce i suoi saperi per avere la sua valutazione. Non è diffusa la pratica del pensiero scambiato, del parere mediato attraverso il confronto dell’argomentare, della sintesi dei punti diversi, dei contributi proposti e accolti. Questo in molti casi si è visto chiaramente nel corso dei colloqui. “Cittadinanza e Costituzione” dovrebbe essere costruzione di cittadinanza attiva, cioè di un habitus mentale e di comportamento improntato a consapevolezza dei propri diritti, simmetrici ai doveri e alle responsabilità. Il senso di cittadinanza nasce dall’esercizio della cittadinanza, dall’abitudine pratica e mentale di sentirsi parte di una comunità; è esercizio di democrazia, di contrapposizione e poi di mediazione, di rispetto di regole, di impegni assunti in relazione a doveri avvertiti, anche se non sempre declinati. In una società democratica, i valori dovrebbero essere i traguardi ideali che orientano l’azione di tutti, della scuola in primis, nella promozione di cittadini attivi e responsabili. Non basta conoscere il sistema di norme, occorre saperlo coniugare con i fatti negli eventi di vita reale.

Questioni epistemologiche e didattiche

Non è da sottacere l’effetto di retroazione che le variazioni apportate nella struttura e nell’organizzazione delle prove d’Esame produrranno sulle Istituzioni scolastiche, quanto meno sulle inevitabili domande e sulle conseguenti riflessioni sulle pratiche didattiche, valutative e di progettazione/programmazione.

La prima domanda che le scuole sono chiamate a porsi, per rivedere il proprio curricolo in ottica orientativa, dovrebbe essere: come pensare e utilizzare le strutture semantiche delle discipline in modo che le categorie che le contraddistinguono possano essere utilizzate per interpretare e per interagire con la realtà?

A questa ne segue una seconda, la cui risposta i Collegi dovrebbero demandare ai Dipartimenti disciplinari: come concepire la didattica disciplinare perché gli studenti, di fronte agli accadimenti della realtà contemporanea sappiano porsi domande “scientifiche” a cui rispondere con gli strumenti e i metodi specifici delle diverse discipline?

E la terza domanda viene da sé: come distribuire gli spazi, i tempi e come pensare i modi perché la didattica possa indicare la strada per la comprensione del cambiamento del mondo reale? Questo è uno dei nodi che la scuola, ciascuna scuola, deve cercare di sciogliere prima di ogni altro. E la scuola sono i docenti e i dirigenti che ci lavorano. Le norme, Riordino o Nuovo esame di Stato che siano, indicano il cambiamento, ma il cambiamento lo agisce chi dentro la scuola lavora. “I sentieri si costruiscono viaggiando” sosteneva F. Kafka in uno dei suoi aforismi.

Chi comincia e da che parte

L’urgenza del cambiamento è evidente. L’Esame di Stato, così come è stato delineato, può essere un ottimo strumento di valutazione complessiva delle competenze sviluppate da ciascuno studente, a patto che le scuole rivedano seriamente le modalità di progettazione, i modi della didattica e gli strumenti della valutazione per consentire a tutti l’apprendimento di solidi contenuti disciplinari ( le conoscenze dichiarative e procedurali) e lo sviluppo delle competenze (disciplinari, trasversali e di cittadinanza) rilevabili all’atto della loro applicazione alla realtà. È un compito specifico della scuola quello di fornire gli strumenti con i quali i giovani possano costruirsi una solida consapevolezza della natura e della forma della conoscenza, dei saperi e delle opinioni, dei percorsi e dei metodi con cui sono stati costruiti, del loro incessante modificarsi e dei motivi per cui vengono proposti proprio così. E. Morin (2000) sostiene che “Il contributo più importante del sapere del XX secolo è stata la conoscenza dei limiti della conoscenza". L’antidoto per evitare una catastrofe culturale, suggeriva Cerroni nel 1991, è una cultura critica diffusa che contrasti la “mezza cultura” della società di massa. Cultura che è altra cosa rispetto all’erudizione e che può essere garantita solo da una scuola che tiene conto del valore sociale ed economico della conoscenza, nella complessità del reale, e della necessità dei saperi e della loro integrazione per l’analisi e la soluzione dei complessi problemi che la quotidianità pone. Una conoscenza che costruisca competenze riconducibili all’autoefficacia, alla cittadinanza, che permetta a ciascuno di orientarsi nelle scelte di studio e di lavoro.


Riferimenti normativi e bibliografici

  • L.107/2015;
  • D.M.139/22/8/2007;
  • D.P.R.87-88-89/2010;
  • D.L.vo 62/2017;
  • O.M. n.205/ 11 marzo 2019;
  • D.M.37/2019;
  • Nota MIUR n. 788/6 maggio 2019;
  • U. Cerroni, La cultura della democrazia, Mètis, Bari 1991;
  • J. Dewey; Democrazia ed educazione, Anicia, Roma 2017;
  • G. Domenici, Manuale della valutazione scolastica, Ed. Laterza, Bari 2003;
  • E. Morin, La testa ben fatta, Mondadori, Milano 2000;
  • C. Sini; Teoria e pratica del foglio mondo, Cuem, Milano 1997.

Autrice: Maria Grazia Carnazzola, laureata in Psicologia presso l’Università di Padova, già Dirigente Scolastico , è coordinatore di Nucleo di valutazione dei Dirigenti Scolastici. E’ formatore MIUR ed, attualmente, si occupa dei temi relativi all’insegnamento/apprendimento.

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 2, febbraio 2020
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