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Un po’ di Cuore a scuola non fa male

cuoreLa prima volta che ho letto il libro Cuore avevo otto anni: era il regalo della mia maestra per la Prima Comunione. Lei sembrava proprio nata dalla penna di Edmondo De Amicis, perché era buona e paziente, aveva un modo pacato di rapportarsi con noi alunne, che considerava delle figlie, visto che lei non aveva provato la gioia della maternità , ma soprattutto perché era capace di infondere quei buoni sentimenti che non passano mai di moda.

Il racconto di Enrico, il protagonista del libro Cuore, mi appassionava e mi catapultava in una scuola in cui si esaltavano i valori della famiglia, della patria, del rispetto e della solidarietà. Eppure, anche allora non mancavano le criticità: invidia, superbia, reiterati atti vessatori nei confronti di coetanei, che oggi definiremmo “bullismo”, ma c’era il mondo degli adulti pronto a redarguire, a insegnare, a dimostrare, con l’esempio, la sua autorevole capacità di indirizzare le menti dei bambini verso finalità positive.

Ho riletto più volte il libro Cuore, l’ho proposto ai miei alunni, ho scritto una drammatizzazione rappresentata con successo e ho riflettuto sul fatto che questo libro riesce comunque a coinvolgere, nonostante sia stato anche criticato perché giudicato retorico e melenso.

Recenti e deprecabili episodi verificatisi nelle scuole, in cui docenti e alunni sono spesso vittime o carnefici, mi hanno indotto a riprendere in mano questo testo ”datato”, perché oggi più che mai nella scuola è necessario parlare di buoni sentimenti, se non si vuole rimanere schiacciati dall’arroganza e dalla volgarità e se non si vogliono invertire i ruoli istituzionali. Sono convinta che per restituire alla scuola la sua dignità è necessario ridarle autorevolezza attraverso valori vissuti piuttosto che propinati e, a costo di apparire anacronistica, propugno l’ideale di una scuola come luogo sacro, come palestra di vita nella quale la vita non è raccontata ma vissuta e nella quale si gettano irrimediabilmente le basi del nostro futuro.

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Ho perciò pensato di riproporre le pagine più significative del libro Cuore anche agli alunni di questa nuova generazione, i cosiddetti “nativi digitali”, pagine a mio avviso ancora attuali. Naturalmente mi sono avvalsa, in questa proposta didattico-educativa, di strategie nuove, quali il role play, il debate, la riscrittura, il lap book…Ho deciso di socializzare la mia esperienza didattica perché la risposta dei miei alunni di classe quarta è stata entusiastica: in poco tempo si sono appassionati al racconto di Enrico Bottini, trovando analogie con situazioni vissute in classe, caratterizzando i vari alunni e soprattutto riflettendo sui valori che il libro intende comunicare. In particolare si sono appassionati ai racconti mensili e ai piccoli eroi del quotidiano capaci ancora di suscitare emozioni.

Per me è stata una scommessa, anche se in cuor mio sapevo che ai bambini il libro Cuore sarebbe piaciuto, perché i bambini, in fondo, non sono cambiati . Un po’ di “Cuore” non fa male in una società che rischia di autodistruggersi, ammaliata da falsi eroi e da false chimere. Lo storico Rosario Villari ha definito il libro Cuore una pietra miliare della cultura e della storia della nazione italiana, riconoscendogli “un alto valore pedagogico nazionale”.

Credo nel valore dei buoni sentimenti e nella loro perenne attualità. Occorre partire dal cuore per valorizzare un progetto educativo che diversamente potrebbe fallire e quando, alla fine del percorso, ho invitato i bambini, tramite un debate, a schierarsi pro o contro un libro che molti classificano “fuori moda”, ho potuto costatare, confesso con piacere, che molti hanno espresso il loro consenso, ravvisandone l’attualità e riconoscendone la bellezza.

Un pensiero va alla mia maestra, figura di educatrice che mi è rimasta nel cuore e che, assieme a mia madre, mi ha fatto amare e scegliere la meravigliosa professione alla quale hanno dedicato con passione la loro vita.

 


Autrice: Aida Dattola, laureata in Pedagogia, è insegnante nella scuola primaria.


copyright © Educare.it - Anno XIX, N. 7, Luglio 2019
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