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Asini e Pet Therapy
Agli inizi degli anni ’60 lo psicologo infantile Boris Levinson iniziò la verifica sperimentale dell’efficacia degli animali d’affezione come co-terapeuti nel trattamento di soggetti con disturbi mentali. Fu lui a coniare il termine «Pet Therapy», che apparve nel suo libro “Dog as Co-Therapist” (Il cane come co-terapeuta).
Successivamente il termine viene utilizzato per indicare una terapia mediata dalla presenza di animali domestici e d’affezione che affianca o meglio, accompagna, le terapie tradizionali, potenziandone gli effetti. In realtà è bene fare una distinzione tra AAA (attività assistite con animali), AAE (attività educative con animali), AAT (attività terapeutiche con gli animali).
«Ma l’animale non è una medicina - avverte lo zooantropologo Roberto Marchesini - e neppure un essere magico. Non va strumentalizzato né tanto meno antropomorfizzato, come sostituto di relazioni umane mancanti». La zooantropologia si occupa di un particolare ambito dell’interazione uomo-animale, quello della relazione (basato sul riconoscimento dell’animale nei suoi predicati di “alterità”, e sul mettersi in gioco reciprocamente) e sul ruolo referenziale del Pet nel rapporto (Referenza Animale, ovvero il valore di ruolo assunto dall’animale nel sistema relazionale, l’essere in grado di indurre disposizioni espressive, educative, assistenziali, come qualità emergenti del sistema). Seguendo l’approccio zooantropologico, l’animale è considerato nella sua capacità di attivare benefici nel fruitore grazie all’instaurarsi di relazioni affettive e canali di comunicazione privilegiati, risvegliandone l’interesse e l’apertura verso l’ambiente. Negli ultimi anni sono state condotte delle attività di mediazione con l’asino (A.M.A) che hanno messo in evidenza le potenzialità della relazione con l’asino rispetto alla comunicazione non verbale, all’ascolto di sé, alla relazione con gli altri (uomini e animali), con la natura e con il tempo, (nel senso di darsi e dare tempo, sperimentando tempi e modi per la cura di sé e dell’altro). Destinatari di tale percorso formativo possono essere tutti coloro che sono impegnati, a vario titolo, nella relazione con altri esseri umani (insegnanti, educatori, psicologi, medici, infermieri, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali, genitori, animatori, atleti, artisti…), e chiunque voglia scoprire, ampliare ed arricchire le proprie competenze comunicative e relazionali.
Un ruolo particolare riveste l’asino mediatore nei percorsi pedagogici, dove la relazione con l’asino è indirizzata a stimolare e potenziare alcune attività del bambino soprattutto nelle aree socio-affettive. L’asino agisce in primo luogo da focus motivazionale, in grado di indurre, motivare, rendere piacevoli percorsi esperienziali, in cui è sempre presente un operatore esperto (il sistema relazionale è composto da asino-bambino-operatore).
Nello specifico, gli ambiti comprendono il «decentramento» da sé: imparare a percepire l’altro, in quanto l’animale è un essere «altro», diverso da sé, con caratteristiche particolari e come tale portatore di una diversa prospettiva sul mondo (il decentramento è il primo passo per lo sviluppo e la maturazione delle capacità empatiche che porteranno ad accettare e comprendere le varie forme di diversità); la sicurezza affettiva (in questo caso l’asino può diventare un importante referente affettivo e svolgere il ruolo di «base» sicura, in modo analogo a quello di una figura significativa, con effetti positivi sulla sicurezza e l’autostima derivanti dal sostegno affettivo); l’espressione degli affetti e delle emozioni; la costruzione del legame.
Un aspetto da non sottovalutare è che la relazione con l’animale favorisce le tendenze alla cura (emipelesi) del bambino sia nei confronti di sé che degli altri e del proprio campo vitale, rafforzando l’autostima che deriva dall’autoefficacia. L’essere umano costruisce un orizzonte di significato prendendosi cura del campo vitale in cui è situato. La cura è dunque una questione essenziale sul piano pedagogico, perché educare significa in ultima analisi coltivare nell’altro il desiderio di aver cura della vita, anche se la vita ci raggiunge e ci sollecita attraverso il raglio di un asino.
LaStampa.it, 24/08/2012

