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Educatori professionali: novità dal Consiglio di Stato

In questi ultimi anni, anche a seguito della nostra costante azione informativa e divulgativa di associazione professionale di educatori e pedagogisti, si è sviluppato un ampio dibattito circa la ‘qualità’ e la ‘spendibilità’ dei percorsi formativi offerti in modo sempre meno articolato dai Consigli di Facoltà SDE/SDF degli Atenei Italiani.

Dal 2003 ad oggi si sono aperti, sul territorio nazionale, iter formativi che hanno disorientato migliaia di giovani e creato aspettative occupazionali più centrate sulla libera fantasia dei proponenti, che su una reale lettura dei bisogni educativi del territorio. In particolare, nel recente passato, molte sono state le denunce per pubblicità ingannevole e falso in atto pubblico, che hanno visto impegnati in prima linea gruppi di laureati in varie città italiane, poi pubblicizzate ampiamente sui BLOG e sulle TV nazionali come STRISCIA LA NOTIZIA. Ma ciò che ha maggiormente scandalizzato i laureandi/ laureati è stato l’ ingresso nel nostro spazio professionale del “doppio educatore” (termine coniato dall’APEI) laureato presso la facoltà di Medicina, che nel giro di pochi anni accademici ha soppiantato l’Educatore SDE/SDF non solo in AREA SANITARIA (impedendone l’accesso ai concorsi) ma anche in area socio-sanitaria e sociale, normalmente occupate dai nostri colleghi.

Prova ne è che le ASL che bandivano i concorsi per Educatore Professionale, hanno puntualmente rigettato le domande dei nostri laureati perchè il loro titolo (Educatore Professionale SDE) non era ritenuto idoneo nei concorsi per Educatore Professionale. La reazione scomposta dei Consigli di Facoltà, spinti anche dalle pressanti notizie di denunce pubbliche, rivolte: taluna al MIUR, tal’altra al Ministero della Sanità, è stata quella di affrettarsi a chiudere i corsi “truffa” per poi riproporli con altre denominazioni, che escludessero la dicitura “EDUCATORE PROFESSIONALE” dagli sbocchi occupazionali ,così tanto decantati e pubblicizzati nelle pagine WEB delle Facoltà, onde evitare ulteriori denunce e richieste di risarcimento. Ma oggi, con la sentenza del Consiglio di Stato, (allegata) la situazione si è ribaltata, i nostri corsi di laurea possono abilitare i nostri laureati, e consentire loro la partecipazione ai concorsi banditi dalla ASL/USL. In tal modo si viene a creare una situazione paradossale: abbiamo, nuovamente riconosciuto, un importante spazio occupazionale, ma, nel frattempo, sono stati chiusi i Corsi di laurea per Educatore Professionale Extrascolastico! Ad oggi, non esistono corsi di laurea per educatore professionale extrascolastico, oppure sono a esaurimento. Com’è noto, la questione va avanti da un decennio e i danni, d’ “immagine” ed economici, alla nostra professione sono difficilmente recuperabili. Vi è stata, fin’ora, una gestione miope e riduttiva, non si è creduto fino in fondo nelle professioni pedagogico/educative lasciando enormi spazi culturali, scientifici e lavorativi alle professioni di altro indirizzo, tanto che per essere assunti come Educatore basta avere la laurea in psicologia o nel servizio sociale, in sociologia o in lettere, e questo da Trieste in giù.. Il malcontento di decine di migliaia di laureati ha trovato sfogo nei social network come Facebook, dove gruppi di professionisti acquisivano la consapevolezza di essere stati frodati e imbrogliati. Gli stessi, riuniti in associazioni o singolarmente, hanno avviato procedure giudiziare per ottenere risarcimenti, anche morali, per il danno ricevuto; avendo investito 5 anni della loro vita, e risorse economiche, in gran parte familiari, in un titolo che si è poi rivelato non spendibile.

Sperimentando ad ogni Bando pubblico per Educatore Professionale a cui partecipavano, una profonda , frustrante e puntuale conferma dell’esclusione del proprio titolo di studio in quanto non idoneo. Cosa cambia dopo la sentenza del Consiglio di Stato? Cosa, a nostro avviso, va subito deciso?

1) Il Consiglio di Stato con Sentenza n. 07124/2002 REG. RIC. E N. 04960/2012REG.PROV.COLL. si è espresso con decisione e chiarezza davanti all’appello predisposto dagli avvocati dell’ASL che difendevano la decisione di “esclusione” dal concorso per Educatori Professionali; respinta dal TAR TOSCANA SEZIONE II N. 00947/2002 e precisamente: 1a) il TAR FIRENZE non ha dato rilievo al criterio di equipollenza, ma a quello di ASSORBENZA, in relazione ai contenuti culturali ed al programma di studi universitari posseduto dai ricorrenti rispetto al diploma di educatore professionale, in riferimento al bando di concorso, e CONFERMA la sentenza del TAR FIRENZE che dà ragione ai nostri colleghi;

2) Il raffronto fra le materie oggetto di insegnamento nei corsi per il conseguimento del diploma per educatori professionali, con quelle previste nel corso di laurea in scienze dell’educazione con indirizzo educatore professionale mostra la comune finalizzazione ad assicurare una formazione culturale e l’acquisizione di conoscenze nelle diverse branche della psicologia, della sociologia, dell’antropologia e della pedagogia;

3) Il T.A.R., con richiamo all’ art. 2, comma 2, della legge n. 341 del 1990 ha correttamente posto in rilievo che il diploma di laurea - di durata non inferiore a quattro anni - è in via generale indirizzato a fornire conoscenze di più ampio spettro, qualificate nei loro “contenuti culturali, scientifici professionali di livello superiore.

4) non vi è ragione per escluderne la valenza abilitante anche nel settore sanitario, in presenza di programmi formativi che, con il maggiore approfondimento peculiare al diploma di laurea, forniscono le dovute conoscenze in analoghe materie di studio, accompagnate da tirocinio presso le strutture sanitarie e quelle di assistenza socio sanitaria degli enti pubblici.

Da queste considerazione e da una lettura più approfondita della Sentenza del Consiglio di Stato è certo che devono nascere atti consequenziali, sia sul piano di difesa dell’occupazione dei nostri laureati (e di questo in larga parte continuiamo a farcene carico noi dell’APEI www.apei.it) ma soprattutto sul piano didattico in quanto la sentenza precisa che occorrono "programmi formativi che, con il maggiore approfondimento peculiare al diploma di laurea, forniscono le dovute conoscenze in analoghe materie di studio, accompagnate da tirocinio presso le strutture sanitarie e quelle di assistenza socio sanitaria degli enti pubblici."

Anche se non è possibile escludere eventuali azioni giudiziare di singoli soggetti danneggiati da politiche poco accorte e con effetti devastanti sotto il profilo della propria carriera professionale, vanno comunque sanati i profili ed. interculturale, sociale, prima infanzia e le lauree del vecchio ordinamento. E’ importante darci un programma di lavoro comune che potrebbe prevedere:

1.la definizione di figure di fatto già delineate dalla prassi e dalla normativa, dei pedagogisti (laureati v.o. in scienze del'educazione) e degli educatori di ambito sociale, socio-sanitario e sanitario;

2.un Dipartimento di Pedagogia che formi tutte le figure educative;

3.la ricerca e messa in rete di studi condotti da entrambe le figure pedagogisti ed educatori professionali e iniziare una ricerca di precedenti giurisprudenziali a livello europeo.

4.fornire informazioni corrette e dare orientamento alle aziende sanitarie e pubbliche, nei bandi di concorso;

5.colmare le carenze e fornire informazioni agli studenti, ai professionisti e agli enti pubblici e privati del terzo settore, emanate dal legislatore per disciplinare le mansioni e le competenze professionali; 6.agganciandosi ai movimenti e alla situazione europea.

IL PREMIER MONTI DICE: "l'UNICA ARMA CHE HO E' LA PEDAGOGIA!". Noi rispondiamo che è vero! l'unica scienza capace di modificare la storia umana è la PEDAGOGIA!!! Ma allora, mio caro Monti, dacci il riconoscimento professionale che Educatori e Pedagogisti aspettano da un ventennio e delle autorevoli Università che riscoprano il valore trasformativo della scienza pedagogica, capaci di trasfonderla in operatori competenti, gli Educatori ed i Pedagogisti !!! In attesa di una gradita risposta da parte di migliaia di vostri laureati.

IL PRESIDENTE NAZIONALE APEI ALESSANDRO PRISCIANDARO

www.apei.it

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