Stop the genocide poster

educarci alla resilienza genitoriale

Ogni settimana affrontiamo nella nostra equipe svariati problemi e ultimamente ahimé, di natura economica. Il lavoro educativo pian piano, viene smantellato. Il rischio è quello di sostituire all'elemento educativo con le persone disabili il puro "badaggio". Non si lavorerà più sulle performance della persona, ma sul fatto che non dia fastidio alla società e la famiglia si "arrenda" a questo progetto di natura economica.

In questi anni ho proposto diversi progetti di varia natura, ma non ho mai trovato persone che fossero disposte ad andare avanti.

Il servizio sanitario non ha più risorse in questa direzione e mi sto adoperando affinche l'area disabilità diventi un poco autarchica, senza aspettare i soldi che vengono spesi non sempre bene dai dirigenti.

Conosco molte famiglie in difficoltà. Non hanno mai avuto un parent training e oggi si sentono sole, lasciate al proprio destino. Non è una colpa degli assisitenti sociali che ne hanno mille al giorno e sono sempre inferiori al numero di richieste. Vedo famiglie "inquiete" che vengono dirottate da un ufficio ad un altro con palliativi.

Questi genitori non vogliono lasciare i figli ancora in strutture residenziali, anche quando sono allo stremo delle forze. È il loro figlio, non è un numero, non è una sigla. È Sergio (nome di fantasia) non è il ragazzo autistico. Il servizio sanitario spenderebbe molto meno se ci fossero investimenti di parent training, altrimenti anche la disgregazione familiare diventerà un peso per la nostra società.

Manca la rete solidale. Manca il coraggio di investire in queste persone. Percepisco un ritorno alle scuole speciali e l'integrazione sarà sempre più un miraggio o solo per i meno gravi. In questa ricerca di perfezione emergeranno tutte le imperfezioni emotive e sociali. Quando si perde il senso di aiutare i deboli, i fragili, si perde il senso di società. Dovremmo educarci all'ascolto. A trovare nuove risorse e nuove idee.

Nel mio piccolo ci sto provando, ma non sempre trovo le porte aperte. Non mi arrendo, anche se sono un Signor Nessuno. Comunque credo nelle famiglie che stanno vivendo momenti difficili, credo negli operatori che non si accontentano di "badare" queste persone. Proprio a loro mi rivolgo. Non illudete mai i familiari. Questo è l'errore poco professionale in cui incappano gli operatori.

A presto.

Luca educatore "profess"