Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Fare scuola o Essere scuola?

scuolaGiorni fa ho partecipato come genitore ad una riunione insegnanti. Ascoltando le parole di diversi docenti sono stato colto da un profondo senso di amarezza. Mi sono chiesto qual è la mission pedagogica oggi di un docente. L'alibi principale rimane quello del programma da perseguire, mentre il tempo è il vero tiranno. Mentre l'insegnante in questione ha sempre poche ore disponibili. Chiariamo subito ogni dubbio: non sto accusando “quel” maestro.

Rimango stupito per la mancanza di analisi introspettiva di diversi docenti. Costororo attuano meccanismi di difesa, un po' infantili, attraverso continui alibi. Un secondo alibi. Qui potrei far venire il mal di pancia a qualcuno. Le prove Invalsi. Certo non è un valido strumento per misurare le capacità didattiche di un docente, ma in Italia al momento abbiamo solo questo! Io stesso ho avuto docenti, figli del 68, che erano persone intelligenti e sapienti, ma difettavano di metodo e di didattica, offrendo così un pass a tutti senza esagerati meriti e conquiste agognate. Questo modo di accontentare la maggioranza ha creato degli adulti senza la fame e sete di conoscenza. Qualcuno di questi promossi, poi non è stato migliorato nel desiderio dall'università in poi. Mi sono accorto che ogni tanto le lauree diventano il paravento degli stolti, cioè coloro che si nascondono dietro alibi senza porsi in discussione.

In queste maestre intravedo un senso di smarrimento e dalle parole percepisco un senso di paura di osare. L'aula non sono i quattro muri della classe, ma la natura, la strada, un museo, una camminata, il negozio di un artigiano, un campo sportivo anche con attrezzature sgangherate, un cestino dei rifiuti, una biblioteca,... Siamo diventati schiavi delle limitazioni e del tempo.

Il corpo docenti propone sovente una scuola per i bambini, ma non con i bambini.

Una buona scuola ha un’idea plurale del bambino. La maestra rispetta il tempo di comprensione, di maturazione, senza rimarcare ogni prestazione negativa del bambino. Il mondo acquista in questo modo una dimensione pedagogica profonda. Dicevo in precedenza sulla mancanza di osare. Una cartina tornasole sono le gite scolastiche. In diversi istituti vengono bocciate per mancanza di fondi, ma dietro si nasconde l'alibi del rischio. Un insegnante non vuole, per diritto, rischiare durante un viaggio con una classe esagitata. Poi non ricevendo più alcuna indennità: non conviene neppure dal punto di vista economico. Pochi si domandano perché molti studenti durante le gite si scatenano mettendosi poi in pericolo. È colpa della famiglia! È colpa della società! Insomma cerchiamo alibi, senza trovare soluzioni alternative e risposte. Meglio bocciare.

Una buona scuola parla con i bambini. Oggi ci troviamo, rispetto a quarant'anni fa, con casi di BES, ADHD, autismi, senza avere risorse sufficienti per affrontarle. Spesso accolliamo tutto il peso sulle spalle delle famiglie. Bambini timorosi che hanno spesso la balbuzie, ma sempre posso educarci allo stupore. Bambini parlano in modo strano e vorrebbero che i loro desideri fossero compresi. Bambini che coniano nuove parole anche se non lo sanno. Bambini che cercano un rifugio sicuro anche quando sono fastidiosi e prepotenti.

Una buona scuola premia il valore di chi ci lavora con entusiasmo. Essere maestra continua sull’autobus, per strada, a casa, esercizio continuo di pensiero che cerca il come e cosa fare al meglio per ciascuno e per la classe intera. Sa bene che il sapere in ogni bambino e come se fosse un conto corrente che dovrebbe acquisire maggior sostanza.Il silenzio, la rassegnazione, la mancanza di entusiasmo, sono avvertite dallo scolaro e di queste non c'è traccia sul giornale di classe. Non si è docenti solo dalle 8 alle 13. Suona la campanella, termina il lavoro “front office”, come se gli studenti fossero dei clienti. Ci sono i compiti da correggere! Facciamo presto. Sono cosciente di non essere un letterato, ma ho visto degli strafalcioni scritti da insegnanti nella correzione dei compiti...

Una buona scuola crede fermamente nel compito assegnato dalla società per formare singoli e proporre un sapere cooperativo e non individualistico.Tutti posso imparare qualcosa. Ogni docente sa che il futuro entra in classe ogni mattina alle otto e non aspetta il domani. Il futuro riguarda tutti e non uno solo.

La buona scuola non può essere sintetizzata in un tweet. Il tempo ci fa correre e smettere di ragionare e relazionarsi. Tutto è mediato. È facile nascondersi in un post.

Socrate non ha lasciato nulla di scritto, ma ha infuso il desiderio di conoscenza. Col suo motto “so di non sapere”, ha spinto ogni uomo ad osare.

Si sta scivolando pericolosamente sulla deriva del “fare scuola”. Riversare quintali di nozioni senza entusiasmo e passione. La scuola di Barbiana ha insegnato che ogni persona “è scuola” e forse lo abbiamo dimenticato.

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