- Categoria: La Bacheca dei Lettori
- Scritto da Myriam Perseo
Riflessioni di un supervisore del tirocinio
Egregio Ministro Giannini,
sono Myriam Perseo, utilizzata da diversi anni in qualità di supervisore del tirocinio nel Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria di Cagliari.
Utilizzata in questi anni perché ritenuta “utile” al Corso che forma e abilita i futuri maestri di scuola dell’infanzia e primaria; utilizzata per costruire relazioni con il territorio e con le scuole della Sardegna; utilizzata per progettare con i colleghi supervisori un “servizio” di tirocinio di qualità, nato con noi; utilizzata per favorire nello studente quel processo di auto-riflessione e di pratica riflessiva costante sul fare che diviene ricerca di senso dell’azione educativa.
Negli anni, infatti, abbiamo garantito l’integrazione e il dialogo fra il sapere teorico e il sapere professionale e ciò ha offerto agli studenti la possibilità di acquisire competenze personali e professionali, in merito al Sapere, al Saper Essere, al Saper fare, al saper stare con gli altri; abbiamo offerto la possibilità di organizzare gruppi di lavoro, di concretizzare azioni individualizzate, volte a cogliere i bisogni formativi dello studente.
Abbiamo, inoltre, offerto ai nostri studenti un’azione didattica fondata su attività laboratoriali, permettendo loro di riflettere su ciò che si fa mentre lo si fa.
Ci siamo presi cura della loro formazione con pazienza e interessamento vero: il tempo è sostanziale nella costruzione di un professionalità forte, capace di coniugare l’apprendimento (il curricolo; l’interazione tra competenze disciplinari e interdisciplinari; l’imparare ad imparare), con la relazione. Aver cura significa saper attendere, saper ascoltare, una forma di disponibilità che dovrebbe appartenere a coloro che abitano i luoghi della formazione; ogni istante è importante per accogliere, creare un rapporto di crescita, di benessere, per approfondire, comprendere e comprendersi. I tempi distesi in cui il fare e il pensare si sono trovati intrecciati, in cui potersi raccontare in quanto maestri in formazione necessitano di particolare attenzione nel loro svolgersi.
Oggi, per noi, questo tempo si interrompe, il Corso sceglie di chiamare i tutor organizzatori e coordinatori selezionati con DDG 52 del 18/02/2015 e con DDG 484 del 28/06/2016.
A questo punto la riflessione diviene domanda: è possibile spezzare, frammentare, dissolvere ciò che fino ad oggi è stato costruito? Quale possono essere le ragioni pedagogiche, educative e politiche di tale scelta?
È possibile che coloro che da anni hanno accolto le Persone-studenti, rendendosi disponibili al rispetto delle loro esigenze formative, dei loro bisogni e desideri di crescita professionale, prendendosi cura della loro storia di maestri in formazione, per “restituirla” in termini di ri-progettazione futura, possano essere “sostituiti” in toto da nuove figure (considerato che il Ministro ha firmato la proroga)?
Con tali riflessioni non vorrei far passare l’idea che il nuovo sia negativo, anzi, esso può essere una spinta a realizzare nuovi percorsi, ma vorrei comprendere meglio la motivazione di questa scelta, che mi appare particolare.
Concludo affermando che non ho timore di tornare nella scuola da maestro perché attribuisco ad esso grande valore. Essere maestro per me significa co-esistere perché non si può Essere solo in virtù di sé stessi, ma, inter-essere con gli altri (bambini, famiglie, colleghi. Essere maestro significa mettere al centro la Persona-bambino dandogli la possibilità di assegnare significato alle proprie esperienze, al vissuto, al desiderio di conoscenza di sé e del mondo.
Grazie per la disponibilità e l’accoglienza dei miei pensieri e sentimenti,
La saluto cordialmente,
Myriam Perseo

