Stop the genocide poster

Il debito etico dopo il terremoto

imgUn articolo interessante sul Corriere della sera di G. Fontana del 27 agosto  ("Le foto del dolore altrui sono un debito etico") pone in risalto come l'informazione diventi il banco di prova importante  di una coscienza individuale e sociale sopita. Il terremoto ha scosso il cuore dell'Italia in tutti i sensi: geografia e collettività, paesi e persone, storie e destino legati in pochi secondi da un filo invisibile attorno al quale la vita e la morte hanno tessuto la loro trama.

Le fotografie e le riprese sui luoghi del terremoto, le interviste e i ricordi dei sopravvissuti hanno aperto agli italiani la strada della condivisione e della solidarietà, l'impegno civile che spinge ad aiutare chi ha bisogno. Il dolore avvicina le persone, le rende partecipi e consapevoli della propria vita, della dimensione sociale delle relazioni collettive in un contesto di riferimento che è il proprio territorio. 

Nella  nostra società emergono in modo dirompente le nuove paure, un terrore che gli attentati così frequenti rendono concreto e inevitabile, così vicino da diventare un sentimento di disagio costante nella  vita quotidiana.  "Viviamo sotto la minaccia continua di due prospettive egualmente spaventose, anche se apparentemente opposte: la banalità ininterrotta e un terrore inconcepibile" (Sustan Sontag- "Immagini del disastro").

Il debito etico del dopo terremoto impone a tutti di riscoprire il senso della misura, perchè tra la banalità e il terrore della perdita esiste la coscienza e la conoscenza, la capacità di interpretare e comprendere la vita e la morte, eventi che in questi giorni sono stati così vicini da toccarsi in un abbraccio di dolore e di consapevolezza che diventa ora il progetto di vita per un futuro diverso e migliore per tutti.

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