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La precoce scadenza delle competenze educative

imgIl rischio di sentirsi a posto o meglio di sedersi su un posto di lavoro sicuro, in ambito educativo, nasconde varie insidie. Ci sentiamo onnipotenti e indispensabili? Vedendo i notiziari estivi con arresti di "cattive maestre" la domanda sorge spontanea: abbiamo una data di scadenza "lavorativa"?

Nei miei anni da educatore ho notato empiricamente un'accelerazione incredibile nella "data di scadenza" delle competenze e delle persone. Anni addietro il percorso di studio era lineare. Usciti da un istituto di formazione, universitario e non, avevamo come diretta conseguenza quello di infilarsi in un posto da dipendente o anche aprire una propria impresa con un certo “spirito avventuriero”, quindi avremmo prosperato placidamente più o meno per tutta la vita.

In particolare prima dell'avvento di internet, il mondo in pratica non cambiava. Era un monolite. I nostri nonni e i nostri padri potevano aprire un'attività o impiegarsi senza dover fare nulla di particolare tranne che andare a lavorare ogni santo giorno.Alcuni dati odierni descrivono invece che oggi una competenza o meglio un insieme di competenze - quando va bene - hanno una data di scadenza di massimo due anni.

Dopo due anni senza un'evoluzione PENSANTE, non un leggero maquillage, siamo diventati completamente inutili in ambienti sia educativi, sia in quelli aziendali. Non solo. Il rischio maggiore è quello di diventare un collo di bottiglia nel campo tecnologico, rallentando e danneggiando tutti gli altri processi intorno a noi. In questa zona grigia iniziano ad insinuarsi elementi apparentemente leggeri di stress, che se non analizzati per tempo possono sfociare in casi di burnout. Nessuno quindi è insostituibile. Siamo sostituibili non solo da gente più "aggiornata" di noi.

I compiti che una volta svolgeva una segretaria, oggi li svolge egregiamente una applicazione sullo smartphone, tanto per dire un lavoro che va scomparendo nella forma classica che conoscevamo. Rileggo alcuni articoli miei di tre anni fa e mi fanno letteralmente schifo. Riguardo gli appunti di ciò che dicevo e insegnavo due anni fa e mi pare banale, scialbo, puerile mentre una volta mi infiammava. Guardo gli appunti e strumenti che usavo due anni fa e dico "Ma come ho fatto fatto a lavorare con sta roba…". Certo, i principi sono immutabili. L'implementazione un po' meno.

Qualunque cosa vogliamo fare nella vita, dobbiamo sapere che andiamo incontro ad una data di scadenza. Tra due anni ci saranno sia persone più avanti di noi che automazioni, applicazioni e software che ci sostituiranno. Una volta si dava tanto valore all'esperienza. E' ancora così. Solo che la necessità di innovarsi rende la propria esperienza inutile in due anni se non condivisa e aggiornata. L'attuale moneta di scambio è l'esperienza basata sulla velocità alla luce di nuovi tool, sugli strumenti nuovi, sulle strategie nuove. Oggi la moneta di scambio non è più "quanto sono bravo nel tuo lavoro". Professionalità significa essere aggiornati sempre.

Oggi la competenza nel proprio lavoro educativo e non, è la condizione minima per entrare nel mercato, ma non per rimanerci in eterno.

Le competenze richieste sono:

- Quanto sappiamo e come trasmettiamo il sapere, a prescindere dal ruolo.

- In quante lingue sappiamo farlo.

- Quali strumenti sappiamo usare per decuplicarne l'efficacia e la velocità di implementazione dei compiti che dobbiamo svolgere.

- In quali materie e strumenti extralavoro ci stai formando autonomamente per essere un professionista migliore.

E' facile ora comprendere che il mondo non può starci dietro perché siamo brave persone. Là fuori è pieno di brave persone che lavorano più duramente di noi.