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Il furto della felicità

imgNei giorni scorsi un giovane trentenne friulano si è suicidato lasciando una lettera in cui affiorano parole pesanti come macigni. Un testamento spirituale di accusa contro l'intera società che interroga senza porsi domande e nega la speranza del futuro a una intera generazione. Una storia purtroppo reale che scuote le coscienze di adulti, educatori, politici. Perché la politica soprattutto oggi ha perso quella che è la sua missione: la promozione e lo sviluppo della collettività che soprattutto per i giovani ha un significato, diventa una   possibilita' di crescita e di autorealizzazione.

Le parole di Michele, oltre che essere uno spaccato della vita personale, riflettono lo stato di incertezza, disillusione, apatia e rinuncia che molti giovani vivono sulla propria pelle, rifiutando il presente con la consapevolezza che il futuro non promette niente di buono. Il suicidio e' sicuramente un atto di rinuncia ma le parole scritte da Michele, prima di compiere il gesto estremo, trasudano sofferenza, dolore, consapevolezza: "Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità ".

Leggere la sua lettera significa accogliere il disagio, la solitudine, il senso di impotenza di molti giovani, una marea di emozioni e sentimenti che spesso sono inascoltati, ignorati o sottovalutati. Il furto della felicità è una grave colpa, difficile da espiare, un vuoto che chiede di essere colmato con l'impegno di tutti, nessuno escluso, perché la vita è un bene comune, da salvaguardare e condividere, nel rispetto dei diritti e dei doveri, fondamenti di una crescita sociale equilibrata e consapevole che investe nei giovani risorse, valori e anche il desiderio legittimo della felicità.