- Categoria: La Bacheca dei Lettori
- Scritto da Laura Alberico
L'esilio dell'eutanasia
La vita e la morte mai così vicine da toccarsi e darsi la mano, l'inizio precoce di una primavera nella quale volontà e responsabilità diventano emblemi di una terra di confine dove risvegliare idee sopite, in un ciclo temporale che ritorna sempre a maturare frutti di una stagione migliore. Ascoltiamo e interpretiamo il dolore di una scelta mai come in questo caso in assenza di giudizio o pregiudizio, anticamere di argomentazioni religiose, filosofiche o etiche che fanno parte del nostro bagaglio culturale.
La morte e il suo contrario ci appaiono strade parallele, percorsi accidentati senza traguardi e senza soste costellati da eventi e situazioni in cui le scelte diventano il metro di un'unica misura. In questo contesto, come afferma Proust," il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi", occhi che possano suggerirci il rispetto di una scelta, oltre i confini materiali e morali che spesso ci rendono prigionieri. L'esilio dell'eutanasia puo' essere considerato un punto di partenza o di non ritorno in cui affiora il forte desiderio, come scrive M.Yourcenar nelle "Memorie di Adriano", di "entrare nella morte ad occhi aperti".

