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Educare alla vita emotiva a scuola per prevenire la violenza di genere

imgGli episodi di violenza che vedono protagonisti i ragazzi si stanno moltiplicando tanto che siamo di fronte a una vera e propria emergenza educativa. La cronaca quotidiana è segnata da aggressività che denotano non solo mancanza di empatia ma anche una difficoltà, a tratti insormontabile, di riconoscere e accettare le differenze o le fragilità. E' del tutto evidente che le risposte non possono limitarsi a misure repressive ma devono fondarsi su nuovi percorsi formativi che, a partire dalla scuola, educhino le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del percorso educativo, alla dimensione affettiva. In questo senso, sarebbe fondamentale che tutte le forze politiche riconoscessero l'urgenza di intervenire per dare dignità di cittadinanza al sapere emotivo e riconoscere i sentimenti come una parte fondamentale dei processi di conoscenza. Per farlo, tuttavia, è necessario superare contrapposizioni ideologiche, spesso strumentali, che avvelenano il dibattito pubblico e spingono molti a rifiutare tout court il ruolo dell'intelligenza emotiva nella costruziono dei percorsi formativi.

Molti di coloro che gridano al gender e al rischio corruzione dei ragazzi con l'introduzione nella loro formazione di comportamenti deviati, trascinano consapevolmente la discussione su un terreno sbagliato, mistificatorio e trascurano quello che è il senso profondo dell'educazione ai sentimenti che, prima di ogni altra cosa, vuol dire assumere consapevolezza di ciò che si sente e assumere un atteggiamento di responsabilità rispetto alle azioni che si compiono a seguito dei sentimenti provati. Si tratta quindi di rispetto nei confronti della propria vita emotiva che può finalmente essere riconosciuta e accettata anche dagli altri. Prima i ragazzi riescono a compiere questo percorso verso se stessi, più rapidamente saranno in grado di capire cosa significa accoglier e avere cura delle differenze e delle fragilità.

Oggi la grande sfida dei sistemi educativi è proprio questa: tenere insieme le competenze emotive con quelle cognitive. Fare scuola oggi non può prescindere da questo tentativo. Cosa sono le competenze se non la capacità di usare consapevolmente e efficacemente le conoscenze e le attitudini in rapporto ai contesti? Se la scuola non ha gli strumenti per sostenere un'adeguata maturazione affettiva e relazionale come può insegnare i diritti e i doveri? Come può contribuire a insegnare ai ragazzi a stare al mondo come cittadini?Quasi tutti i paesi europei hanno predisposto in campo educativo e scolastico strumenti di sensibilizzazione, di educazione all'affettività e di lotta agli stereotipi. In Italia si affida questo compito alla capacità di iniziativa di singoli dirigenti scolastici o docenti che, nell'ambito dell'autonomia concessa a ogni scuola, decidono, con il consenso delle famiglie, di avviare dei percorsi specifici. Per esempio nell'Istituto Comprensivo Nichelino II nel torinese si è da poco concluso un ciclo destinato alle quinte elementari: una serie di incontri sull'educazione affettiva che rientrano nel più vasto tema della cittadinanza. Ma parliamo di singole esperienze a macchia di leopardo perchè una legge non c'è e anche in questo ambito siamo imperdonabilmente in ritardo. Per questo ho depositato una proposta di legge che è il frutto del lavoro avviato in commissione cultura nella scorsa legislatura. Un testo base, su cui invito le altre forze politiche alla discussione, in cui si prevede che i curricula scolastici di ogni ordine e grado, siano integrati con l'educazione interdisciplinare ai principi di rispetto delle differenze nella tutela delle pari opportunità, all'educazione alla parità tra i sessi e all'educazione socio-affettiva come strumento prioritario di prevenzione della violenza e di tutte le discriminazioni, procedendo dal contrasto dei discorsi di odio. Se vogliamo davvero trovare risposte adeguate non possiamo che partire da qui. Dalle scuole e dal coraggio di educare ai sentimenti.

Fonte: Huff Post- 5/04/2018, articolo di Vanna Iori deputata Pd, responsabile minori e docente universitaria. 

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