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Genetica dell'altruismo

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A partire dalle osservazioni di Darwin, le ostilità tra i gruppi sociali hanno giocato un ruolo chiave nella spiegazione dell’evoluzione del comportamento umano. Un aspetto ancora controverso riguarda le origini dell’altruismo. Cosa spinge un individuo a mettere in gioco la propria fitness, in favore di altri?

E in che modo la predisposizione all’altruismo è riuscita a passare al vaglio della selezione naturale, diventando parte integrante della natura umana? Recenti ricerche suggeriscono che le disposizioni verso l’egoismo o l’altruismo (qualora costituiscano modelli stabili e coerenti di sentire, pensare, agire), possano, in certa misura, essere trasmesse da una generazione all’altra. Analisi di genetica comportamentale indicano che circa il 40% della disposizione ad aiutare gli altri viene ereditato. Anche certe tendenze egoistiche ed il comportamento antisociale possono avere una componente genetica.

I risultati di uno studio dell’ Università di Reading (UK) mostrano come la selezione naturale determini la frequenza di individui con tendenze egoistiche e di altri con spirito altruistico nel corso delle generazioni. La ricerca è stata condotta da Richard Sibly, professore di ecologia comportamentale e da Robert Curnow, professore emerito di Statistica applicata. L’approccio dell’ecologia comportamentale - quali interazioni tra comportamento, ecologia e genetica di una specie ne determinino la sopravvivenza - è oggi considerato particolarmente valido nel fornire informazioni che permettano di prevedere come venga influenzata e modificata a lungo termine la struttura di una popolazione e la sua variabilità genetica (da fattori quali la competizione per le risorse, la vita sociale, l’aggressività, il conflitto e la selezione sessuale, i comportamenti riproduttivi, l’altruismo e l’egoismo, la cooperazione e la comunicazione) nell'ottica della ottimizzazione del comportamento in rapporto al contesto ambientale.

Lo studio dell’Università di Reading, basato sulla “genetica delle popolazioni” ipotizza che il numero individui con tratti egoistici o altruistici all’interno di una popolazione sia controllato da una legge dei rendimenti decrescenti. Nota in ambito economico, la legge dei rendimenti decrescenti afferma che: “l’incremento di un fattore produttivo, ferma restando la quantità degli altri, determina dei rendimenti - dopo un certo periodo - progressivamente decrescenti all’aumentare delle unità di quel fattore produttivo immesse nella produzione”.

Riportiamo il concetto in ambito psicobiologico. Le famiglie sono costituite, in proporzioni variabili, da individui che esibiscono comportamenti altruistici o centrati verso se stessi. Se all’interno di una famiglia è presente solo un soggetto altruista ((o al massimo due), le cui azioni aiutano gli altri membri della famiglia in misura sufficiente rispetto al costo del comportamento altruistico, allora i geni correlati all’altruismo faranno meglio (nel senso che saranno più vantaggiosi) dei geni correlati all’egoismo, con conseguente incremento del numero di soggetti altruisti nell’albero genealogico. In alternativa, quando vi sono molti altruisti nella popolazione, la selezione naturale può garantire che i geni legati all’altruismo abbiano meno probabilità di essere trasmessi. Ciò avviene poiché un eccesso di altruisti potrebbe non condurre a benefici aggiuntivi per la famiglia. Ad esempio, qualora qualcuno abbia bisogno di protezione (perché ferito) o di cibo (se si trovi in condizioni di morire di fame), la prima persona che lo aiuta può salvargli la vita, mentre i volenterosi che accorrono successivamente si daranno da fare ma il valore dei benefici aggiuntivi non sarà particolarmente significativo. In altre parole, ci sono rendimenti decrescenti perché esistono dei limiti ai modi con cui la maggior parte delle persone può essere aiutata.

Gli altruisti sono selezionati quando sono rari ma sfavoriti allorché diventano comuni. Il risultato di questo fenomeno è un equilibrio in termini evoluzionistici tra alcuni individui con tratti egoististici ed altri con tratti altruistici. “Comprendere come l’altruismo si è evoluto è stato un fondamentale interesse di Darwin e ha continuato ad affascinare i biologi di ogni epoca - commenta il professore Sibly - il comportamento orientato all’aiuto si sviluppa in varie forme, presumibilmente con differenti basi genetiche, in relazione, ad esempio, alla cura e all’educazione dei figli, all’approvvigionamento durante i periodi di necessità, alla difesa di risorse dai competitori. Ciascun fattore può essere soggetto a leggi di rendimento decrescente. La forma della relazione tra aiuto ricevuto e numero di coloro che offrono aiuto richiede una descrizione quantitativa. Il mix atteso di egoismo ed altruismo può essere poi calcolato usando le nuove equazioni”.

LaStampa.it, 08/04/2011

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