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La depressione d'estate

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Esiste una depressione per così dire “estiva”, che si manifesta cioè maggiormente in questo periodo dell’anno? Sembrerebbe di sì stando alle ricerche di Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, che ha rilevato un aumento di alcune patologie neurologiche come gli attacchi di panico, i disturbi compulsivi e ossessivi, durante questi mesi generalmente di pausa dalla routine quotidiana e lavorativa.

«Il rischio maggiore - spiega il professore - è però legato all’insorgere della cosiddetta ‘Summer Sad’, la depressione estiva. Le conseguenze? Possono aumentare il consumo d’alcol, i comportamenti aggressivi, l’euforia e la bulimia». Le persone colpite mostrano sintomi quali insonnia, perdita d’appetito che incredibilmente migliorano al sopraggiungere dell’autunno. Sono soprattutto le donne di età superiore ai 35/40 anni che ne soffrono.

Ma qual è la causa? Il susseguirsi delle stagioni è caratterizzato dalla variazione continua di luce, temperatura e umidità, tre elementi che agiscono sui sistemi neuroendocrini condizionando organismo e cervello nell’interazione fra uomo e ambiente. In particolare è la luce che ha un’influenza inimmaginabile sulle funzioni del cervello, in termine di lunghezza e intensità dell’illuminazione diurna. «La luce - spiega Mencacci - interviene, indirettamente, sul nostro cervello e l’intensità con cui riesce a farlo dipende dalle retine. Sono dunque gli occhi a condizionare i centri cerebrali regolando la produzione dell’ormone melatonina secreto dalla ghiandola pineale. Questo processo, proprio a causa delle retine, potrebbe non funzionare in modo corretto provocando una risposta abnorme alla luce e di conseguenza la ‘Summer Sad’».

Una disfunzione della retina, dunque, sarebbe alla base di questo malessere, e i soggetti a rischio sarebbero quelli che manifestano una spiccata sensibilità nei confronti della luce, anche non intensa, che li porta a indossare gli occhiali da sole pressoché di continuo. «Non è un disturbo da sottovalutare - conclude lo specialista - perché acuisce nei pazienti i sintomi di cui soffrono. Occorre dunque regolare i trattamenti cui si fa ricorso abitualmente perché in questo periodo potrebbero risultare molto meno efficaci».

Famiglia Cristiana, 08/08/2011

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