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Cile, il governo respinge garanzie chieste dagli studenti

Il governo del presidente conservatore Sebastián Piñera ha respinto due delle quattro “condizioni minime” richieste dal movimento studentesco per avviare un dialogo, lasciando così presagire nuove manifestazioni dopo quelle che si susseguono in Cile ormai da quattro mesi. Gli universitari esigono istruzione gratuita, maggiore trasparenza, equità e qualità nel sistema educativo e un aumento della spesa pubblica destinata all’istruzione, oggi pari al 4,4% del Prodotto interno lordo (Pil); gli studenti delle scuole secondarie che l’amministrazione degli istituti torni dai comuni allo stato, come accadeva prima della dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990); da allora, denunciano, le risorse economiche a disposizione del settore sono diminuite e la qualità dei servizi è peggiorata.

Rispondendo alle istanze degli studenti delle università, il ministro dell’Istruzione Felipe Bulnes ha annunciato che non sono state accolte le due principali ‘garanzie’ sollecitate dai giovani: paralizzare due disegni di legge inviati al Congresso, per abbassare dal 5,6 al 2% gli interessi dei crediti a cui gli universitari sono costretti a ricorrere per pagarsi le alte rette e consentire così la rinegoziazione del debito per ‘riassorbire’ 110.000 studenti morosi; posticipare la chiusura del primo semestre dell’anno accademico universitario, prevista il 7 ottobre, per consentire agli studenti che hanno partecipato alle mobilitazioni di recuperare le lezioni perdute. Su entrambi i disegni di legge gli studenti chiedono di essere consultati.

Il governo ha accettato in linea di massima solo le altre due richieste: rendere pubblici i negoziati tra le parti – gli studenti chiedevano dirette televisive – e aumentare i controlli sull’accesso alle risorse statali da parte degli atenei privati che incassano le rette, una pratica vietata ma persistente. Gli studenti esigevano il congelamento dei contributi statali alle università private per il 2012.

La ‘Confederación de Estudiantes de Chile’ (Confech), guidata dalla combattiva Camila Valejo, volto della protesta, dovrà decidere ora se accettare il dialogo o tornare nelle piazze, con il rischio di perdere il semestre; il proseguimento delle manifestazioni potrebbe inoltre comportare per gli studenti delle scuole secondarie la perdita dell’intero anno scolastico.

Le riforme neoliberiste applicate dal regime di Augusto Pinochet (1973-1990) hanno creato in Cile uno dei sistemi educativi più privatizzati del mondo riducendo a meno della metà i contributi statali e promuovendo la crescente partecipazione del settore privato.

 

Misna, 16/09/2011