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Algeria, sciopero ad oltranza degli insegnanti

Un’adesione da record con il 90% degli insegnanti che incrociano le braccia: è il primo bilancio dello sciopero illimitato cominciato lunedì nel settore dell’istruzione riferito dal quotidiano locale ‘El Watan’, che precisa che i quattro principali sindacati – Snte, Cnapest, Snpast e Unpef – hanno annunciato che non indietreggeranno “davanti alle intimidazioni”.

Molto diversi i dati diffusi dal ministero dell’Istruzione, che minimizza l’ampiezza della protesta: lo sciopero sarebbe soltanto seguito dal 27 al 31% dei professori tra scuole primarie, medie e superiori.

Gli insegnanti chiedono al governo l’applicazione dei principali punti contenuti in una ‘piattaforma di rivendicazioni’ che risale a molti anni fa, in particolare il riconoscimento di uno statuto speciale, il pagamento di alcune indennità e la possibilità di andare in pensione dopo 25 anni di servizio. I sindacati hanno lanciato un appello anche ai rappresentanti di classe affinché diano il proprio sostegno al movimento di protesta che “mira anche al miglioramento dell’istruzione degli alunni”.

Lunedì fonti governative hanno definito “ingiustificato” il nuovo sciopero degli insegnanti, sostenendo che le principali rivendicazioni dei sindacati sono già state accolte. La scorsa settimana Boubekeur Benbouzid, ministro dell’Istruzione, aveva annunciato un aumento delle indennità dei funzionari del settore e nuovi premi. Per i sindacati si tratta di un’apertura “troppo tardiva” che non tiene conto di “molte altre aspettative”.

Da febbraio il paese del Maghreb è attraversato da sit-in, proteste e scioperi a carattere politico e sociale attuati da diverse categorie professionali ma che, almeno finora, non sono riusciti a confluire in un movimento di protesta unitario e organizzato come invece è avvenuto in altri paesi arabi.

E’ in questo contesto che si colloca il messaggio video dell’egiziano Ayman al-Zawahiri, presunta nuova guida di Al-Qaida, che ha invitato il popolo dell’Algeria a seguire l’esempio dei “vostri fratelli in Tunisia, poi in Libia che hanno buttato i propri leader nella pattumiera della Storia”, interrogandosi sulle motivazioni che finora “non vi hanno spinto a rivoltarvi contro il vostro tiranno”, in riferimento al presidente Abdelaziz Bouteflika, al potere dal 1999. Dall’inizio del conflitto in Libia, l’Algeria, reduce del conflitto civile degli anni ’90, è stata più volte colpita da attentati terroristici che, secondo osservatori e analisti, potrebbero segnare un principio di destabilizzazione dell’intera regione e un’espansione di ‘Aqmi’ (‘Al-Qaida nel Maghreb) all’intero Sahel.

Fonte: Misna, 13/10/2011