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Sterilizzare giovani con disabilià è crimine contro l'umanità
Tutto nasce dalla causa intentata davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da cinque disabili sottoposte, come altre 15mila loro compagne di sventura, al trattamento di sterilizzazione forzata. Il caso giudiziario, denominato Gauer and Others v. France, ancora pendente, ha sollevato in Francia, fin dalle sue prime battute, un vespaio di polemiche.
Soprattutto perché contiguo, o da molti ritenuto tale, con la delicatissima materia dell’eugenetica. Visto che, sia nel caso aberrante di pensare di selezionare una “razza pura”, o di quello più soft di assicurare una “società sana”, si tratta di interventi di manipolazione chirurgica della specie. Nel caso in questione, a difesa delle donne portatrici di handicap, si fa riferimento alla loro libertà di riproduzione e pianificazione familiare. Diritti di certo ascrivibili tra quelli umani così come indicato nella carta CEDU. La cui dignità, però, è pari a quella che dà diritto ad una donna di scegliere di non mettere al mondo un figlio disabile. Come si conciliano le due cose? Soprattutto se si ritenesse legittimo dare allo stato, con motivazioni legate al pubblico interesse, lo stesso “diritto di decidere” esercitato da una madre che non vuole un figlio malato?
La scienza delle “buone nascite” rimanda subito ai tragici eventi del nazionalsocialismo degli anni Trenta in Germania. Anche se vale la pena ricordare che furono gli USA uno dei primi paesi ad applicare questa pratica sul finire dell’Ottocento.
La cui diffusione, con l’andare del tempo, ha superato molti confini, interessando trasversalmente sia nazioni liberal-democratiche che totalitarie. Una cosa è certa. In Europa, i moderni casi di sterilizzazione forzata non hanno un background culturale di ispirazione razziali e sono, nella loro stragrande maggioranza, motivati con l’obiettivo di impedire la diffusione tra la popolazione di malattie genetiche ed ereditarie. Tra l’altro assai costose per le casse della sanità pubblica. In Svezia, per esempio, tra il 1935 e il 1996, sono stati operati circa 230mila disabili imputati di pesare sull’assistenza pubblica e di essere portatori di malattie dagli alti costi sociali. La sterilizzazione coattiva è rimasta in vigore fino al 1976. Lo stesso paradigma connotava la legislazione di stati come la Danimarca e la Norvegia.
Oggi l’aspetto più delicato del problema è che tende a riguardare soprattutto le donne affette da disabilità intellettive, e supportato da argomentazioni di ordine terapeutico o cautelativo. In Austria, per esempio, risulta che il 70% di queste viene normalmente sterilizzato. Per quanto riguarda l’Italia si stima che, dal 1985 al 1999, hanno subito questo trattamento non meno di 6.000 portatrici di handicap. Un contesto nel quale, però, è il caso francese, con i suoi numeri allarmanti, che merita di essere più e meglio degli altri indagato, spiegato e, possibilmente capito.
Fonte: West.eu, 13/10/2011

