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Un diplomato su due boccia le scuole superiori
Studenti che, tornando indietro, farebbero scelte diverse, diplomati ancora pesantemente condizionati dal contesto socio-culturale di origine che, se scelgono di entrare direttamente al mondo del lavoro, faticano a trovare spazi. Nel 61% dei casi intendono iscriversi all’università.
Sono solo alcuni dei dati raccolti da Almadiploma su 246 istituti italiani e presentati a Bologna in occasione del convegno nazionale ‘Efficacia dell’istruzione e orientamento dei diplomatì. “I dati sull’insoddisfazione – ha detto il sottosegretario all’Istruzione, Elena Ugolini, a margine del convegno – più che un problema di orientamento riguardano il tipo di proposte e esperienze fatte degli studenti sui banchi di scuola. Dobbiamo lavorare per migliorare il livello della preparazione per il mondo del lavoro e per l’università. La crisi può essere l’occasione per mettere a sistema le forze migliori del paese e valorizzare il mondo della scuola”.
La fotografia dei diplomati 2011 mostra studenti che escono con un voto medio di 76. Soddisfatti della scuola (32% decisamente e 54% moderatamente) e in particolare dei docenti (giudizio positivo da 86 ragazzi su 100). Meno delle aule (53%) e dei laboratori (57%). Comunque, cambierebbero nel 46% la loro scelta: principalmente (39%) perché avrebbero voluto studiare altre materie, poi perché vorrebbero essere meglio preparati al mondo del lavoro (25%) o all’università (15%). Ancora fortissima la correlazione tra iscrizione all’università e presenza di laureati in famiglia: proseguono gli studi, infatti, l’83% dei diplomati con almeno un genitore con alto titolo di studio. Una quota che precipita al 49% tra i figli di genitori con un titolo di scuola dell’obbligo e al 27% tra quelli con genitori con licenza elementare. Una differenza socioculturale che riproduce quella di accesso ai licei classici e scientifici dove gli studenti provenienti dalla classe operaia sono ancora sottorappresentati.
A un anno dal diploma, è disoccupato il 33% dei diplomati. Un numero che sale al 40 tra quelli usciti dai professionali. Dato, questo, che si scontra con la diffusione degli stage svolti nel 95% dei professionali e nel 60% dei tecnici e giudicati largamente positivi dagli studenti. “Andreas Schleicher – ha ricordato il direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli – responsabile della divisione indicatori e analisi, direzione istruzione dell’Ocse, ha detto che i sistemi di istruzione devono preparare per lavori che non sono stati ancora creati, per problemi che ancora non sappiamo che nasceranno”. Una critica garbata ad un orientamento finalizzato a rispondere rigidamente alla domanda di lavoro, “anche perché mi domando se in Italia ci sia un solo dirigente che sappia quale professionalità serviranno tra cinque anni che é il tempo che un ragazzo ci mette a diplomarsi o a laurearsi”. Ma scuola a parte, come passano il tempo libero gli studenti? Il 65% ha più o meno occasionalmente lavorato. Un po’ meno (61) quelli che durante le superiori hanno fatto sport. Il 15% ha fatto del volontariato. Il 60% frequenta quotidianamente i social network. Senza differenze di rilievo tra istituti professionali e licei.
Fonte: L'Informazione.com, 15/12/2011

