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Per il cervello alcuni valori sono sacri

Uno studio dell’università statunitense Emory pubblicato su Philosophical Transactions of the Royal Society dimostra che l’anima non è in vendita e allo stesso modo i valori in cui crediamo profondamente.

A “stabilirlo” è il cervello, che elabora questi concetti in un’area specifica e nettamente separata da quella in cui valutiamo costi e benefici delle cose meno “sacre” su cui siamo disposti a contrattare.

I ricercatori hanno sottoposto ad una trentina di volontari 62 coppie di affermazioni contrastanti fra loro, alcune più banali (come «Tu sei/non sei un consumatore di tè») e altre più forti (come «Tu sei favorevole/contrario ai matrimoni gay»), e hanno chiesto a ciascuno di scegliere di volta in volta quella che sentiva più sua. Alla fine dell’esperimento, i volontari potevano decidere se “mettere in vendita” le affermazioni che avevano scelto, rinnegandole in cambio di denaro.

Analizzando l’attività del cervello con l’ausilio della risonanza magnetica cerebrale, i ricercatori hanno potuto osservare che i valori che riteniamo sacri accendono un circuito neuronale che serve a valutare ciò che è giusto e sbagliato (la giunzione temporo-parietale sinistra) e un altro che serve a recuperare le regole semantiche (la corteccia prefrontale ventrolaterale sinistra), ma non quello che valuta il rapporto costi/benefici ed è associato alla ricompensa.

L’attività della regione cerebrale associata ai valori irrinunciabili è risultata più intensa nelle persone che fanno parte di gruppi organizzati, come i fedeli di una chiesa, i componenti di gruppi sportivi e musicali, forse perché le regole e le norme sociali che esistono nel gruppo aiutano a instillare valori in modo più profondo.

Inoltre, nei volontari che rifiutavano di dare un prezzo ai propri valori si è potuta osservare l’attivazione dell’amigdala, il centro di controllo dell’emotività, fatto che sottolinea lo scatenarsi di reazioni come l’offesa e l’indignazione.

Fonte: LaStampa, 24/01/2012