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Maggior rischio malattie per chi è solo

Più si è soli e più si può stare male, e più si sta male più ci si isola e si rimane soli… Ecco cosa può accadere quando si è soli: s’instaura una specie di circolo vizioso in cui ci si rimette la salute, e non solo. Secondo un nuovo studio, infatti, si rischia anche di morire per qualche grave malattia.

C’è un legame biologico tra la cattiva salute e la solitudine sostengono i ricercatori dell’Università della California a Los Angeles (UCLA), ma i danni recati alla salute – sia fisica che mentale – dalla solitudine possono essere smorzati dai contatti sociali.
Se dunque l’essere soli può causare indurimento delle arterie, infiammazione, o influire sulle facoltà cognitive come, per esempio, problemi di apprendimento o la memoria, il frequentare altre persone non solo può offrire benefici a livello fisico, ma può invertire la tendenza a isolarsi ancora di più. E, come dimostrato da diversi studi, tra coloro che sono socialmente isolati si misurano i più alti tassi di cancro, infezioni e malattie cardiache. In più soffrono di maggiore mortalità per qualsiasi causa.

I pericoli dell’isolamento sono quindi reali e vanno affrontati subito, prima che sia troppo tardi. Ecco il suggerimento che arriva dal dottor John Cacioppo e il collega Steve Cole, che hanno presentato i risultati del loro studio al meeting “Social Psychology and Perception” tenutosi il mese scorso a San Diego.
Lo studio di Cacioppo e Cole dimostra come nelle persone socialmente isolate il sistema immunitario sia cambiato nel corso del tempo. In particolare si è osservato una modifica nell’espressione di alcuni tipi di geni del sistema immunitario.

Ciò che ha destato maggiore interesse da parte dei ricercatori è stato l’effetto di sovra-espressione e sotto-espressione dei geni. Nelle persone sole il sistema immunitario infatti si mostrava una, per così dire, anomala attivazione del sistema immunitario e una risposta all’infiammazione. Nel caso invece di una sotto-espressione si notava un’anomalia nell’espressione dei geni coinvolti nelle risposte antivirali e nella produzione di anticorpi. Tutto questo rende la persona sola più vulnerabile agli attacchi degli agenti infettivi e altri fattori patogeni.
«Quello che vediamo è un modello coerente in cui sembra che le cellule immunitarie umane siano programmate con una strategia difensiva che viene attivata nelle persone sole», ha commentato il dottor Cole.

Perché dunque nelle persone sole si attiva questa risposta immunitaria? Secondo gli scienziati la spiegazione potrebbe trovarsi nel ritenere il mondo una minaccia: le persone sole pertanto sono inconsciamente convinte che in qualche modo ci si debba difendere. Da qui la risposta immunitaria anomala.
La focalizzazione da parte del sistema immunitario sui batteri, e lasciare sguarnita la protezione dagli agenti virali, secondo gli autori espone le persone sole al rischio di sviluppare malattie anche gravi come il cancro.
Ma non finisce qui: le persone sole possono ritrovarsi anche a soffrire di ipertensione, a causa dell’aumento dei livelli di cortisolo – l’ormone dello stress. Questa situazione è la possibile anticamera di attacchi di cuore e ictus. Poi, ci sono i disturbi del sonno che rendono la persona sola più vulnerabile a tutte le conseguenze sulla salute del mancato sonno. La spirale non può quindi che essere discendente.

«Proprio come per la minaccia del dolore fisico, la solitudine protegge il corpo sociale. Esso consente di sapere quando le connessioni sociali iniziano a sfilacciarsi, e fa sì che il cervello vada in allerta nei confronti delle minacce sociali – conclude Cacioppo – Essere soli può generare da iper-reattività a comportamenti negativi nelle altre persone, così le persone sole vedono quei maltrattamenti come più gravi. Questo rende possibile il cadere ancora di più nella solitudine».
Brutta bestia, la solitudine.

LaStampa, 07/03/2011