- Categoria: L'AltraNotizia
Proteggere l'udito con l'educazione
Sono molti gli esperti ad aver messo in guardia i giovani dall’uso indiscriminato dei dispositivi per riprodurre musica, in particolare quelli portatili utilizzati con cuffie o auricolari.
L’equivoco, secondo gli scienziati, nasce dalla convinzione che avere un buon udito possa offrire la possibilità di sopportare meglio o non patire gli effetti della musica ad alto volume.
Sono dunque molti i giovani a essere convinti di poter ascoltare musica a tutto volume perché il loro apparato uditivo è efficiente, ma non sanno che questo non li mette al riparo dai possibili danni e dalla sordità. La chiave per salvare le orecchie dei giovani non si trova soltanto nel far limitare loro in maniera drastica l’uso dei lettori Mp3 ma, secondo i ricercatori dell’Università di Göteborg, in Svezia, si trova nell’educazione all’ascolto. Un insegnamento che può far cambiare spontaneamente l’atteggiamento nel confronti dell’ascolto e aumentare la consapevolezza.
La dottoressa Eva West e colleghi del Department of Pedagogical, Curricular and Professional Studies presso la UG, hanno coinvolto 200 studenti al fine di sviluppare del materiale didattico ad hoc per proteggere la salute dell’udito.
Prima e dopo il percorso di formazione dei partecipanti è stato loro misurato l’udito, la funzione dell’orecchio, il tinnito e le conoscenze teoriche dei giovani circa l’apparato uditivo.
La prima rivelazione è stata che praticamente tutti i partecipanti non avevano chiaro il funzionamento del suono e risultava loro difficile comprendere il concetto stesso di suono. Per loro il suono è prettamente un fenomeno “materiale”, si legge nel comunicato UG. Anziché essere un movimento trasmesso, per i partecipanti allo studio, il suono nient’altro è che uno scontro tra le onde sonore materiali e l’aria. In sostanza, regna la confusione più totale.
«Un insegnante che è a conoscenza di questa percezione, e che ripetutamente valuta le conoscenze degli studenti, può essere in grado di pianificare di conseguenza l’insegnamento, e quindi migliorare il processo di apprendimento», spiega la professoressa West.
Ciò che è apparso evidente è la scarsa conoscenza da parte dei giovani circa il meccanismo dell’apparato uditivo e di come si forma e funziona il suono. Da questo deriva una scarsa propensione a prendersi cura della salute dell’orecchio.
Nonostante la maggioranza dei partecipanti allo studio abbia ammesso di aver sofferto di tinnito almeno una volta, e il 5 percento abbia dichiarato di averne sofferto spesso, gli atteggiamenti nei confronti dell’ascolto di musica ad alto volume non sono cambiati.
I risultati dello studio, dopo aver fatto prendere coscienza di come funziona il suono e l’udito, hanno mostrato che l’atteggiamento nei confronti dell’ascolto e dei livelli sonori, da parte dei partecipanti, era più sano – così come il comportamento in generale.
«Insegnare ai giovani come funziona l’udito, e che ci sono piccole cellule ciliate a cui dobbiamo stare attenti, può aiutare a comprendere meglio messaggi come “Fate attenzione con i vostri orecchi”», conclude West.
LaStampa, 07/03/2012

