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Difficoltà respiratorie e problemi comportamentali
Aggressività, iperattività e disturbi dell’attenzione potrebbero trovare una spiegazione nelle difficoltà respiratorie – anche piccole – del bambino quando dorme. Lo suggerisce un largo studio che ha coinvolto 11mila bambini seguiti dai ricercatori per oltre 6 anni.
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Pediatrics e, a commento di questi, la professoressa Karen Bonuck fa notare che «questa è la prova più evidente fino a oggi che il russamento, la respirazione con la bocca, e l’apnea possono avere gravi conseguenze comportamentali e socio-emotive per i bambini».
La professoressa Bonuck e colleghi della Yeshiva University - Albert Einstein College of Medicine di New York hanno condotto quello che si presenza come il più grande e completo studio nel suo genere. Dall’analisi dei dati raccolti hanno potuto così accertare che i bambini che hanno difficoltà respiratorie sono più inclini a sviluppare sintomi emotivi, difficoltà nei rapporti con i coetanei e anche problemi comportamentali.
«Genitori e pediatri insieme, dovrebbero prestare un’attenzione particolare ai disturbi respiratori (SDB) nel sonno nei bambini piccoli, fin dal primo anno di vita», sottolinea la Bonuk nel comunicato AECM.
«Fino a ora, non abbiamo davvero avuto una forte evidenza che i SDB precedano comportamenti problematici quali iperattività – aggiunge il dottor Ronald D. Chervin, coautore dello studio e professore di medicina del sonno e neurologia presso l’Università del Michigan – Precedenti studi che suggerivano un possibile collegamento tra i sintomi SDB e i conseguenti problemi comportamentali non erano definitivi, dal momento che hanno incluso soltanto un piccolo numero di pazienti, un breve follow-up su un singolo sintomo SDB, o un controllo limitato di variabili quali il basso peso alla nascita che potrebbero falsare i risultati. Ma questo studio dimostra chiaramente che i sintomi SDB precedono problemi comportamentali e suggerisce fortemente che i sintomi SDB sono la causa questi problemi».
L’analisi condotta in questo nuovo studio prevedeva l’osservazione degli effetti combinati del russare, la respirazione con la bocca anziché con il naso e l’apnea notturna. I dati sono stati raccolti con l’aiuto dei genitori, a vari intervalli, a partire dai 6 mesi di vita del bambino fino ai 6 anni di età.
I dati sono stati poi abbinati alla compilazione di questionari all’età di 4 e 7 anni per valutare i punti di forza o le difficoltà dei bambini per mezzo della scala di valutazione detta SDQ.
Questa scala di valutazione comprende l’analisi dell’iperattività, l’aggressività o comportamenti trasgressivi, la difficoltà di attenzione, sintomi emotivi come ansia o depressione, problemi di relazione con gli altri, la disponibilità e così via.
Tra i diversi parametri che potessero influenzare i risultati, i ricercatori hanno anche tenuto conto dell’estrazione sociale delle famiglie, il reddito, l’eventuale vizio del fumo durante il primo trimestre di gravidanza, il basso peso alla nascita.
«Abbiamo scoperto che i bambini con disturbi respiratori nel sonno avevano dal 40 al 100 percento più probabilità di sviluppare problemi neurocomportamentali a 7 anni, rispetto ai bambini senza problemi di respirazione. Il più grande aumento si mostrato nell’iperattività, ma abbiamo visto aumenti significativi in tutte le cinque misure comportamentali», conclude Bonuck.
Secondo i ricercatori i problemi del comportamento avvengono a causa di una modificazione del cervello a opera della non corretta respirazione. I problemi respiratori, per esempio, possono ridurre i livelli di ossigeno e aumentare i livelli di biossido di carbonio nella corteccia prefrontale. Si interrompono così i processi di riparazione del sonno, e avviene uno squilibrio dei vari sistemi cellulari e chimici.
Ciò che ne consegue sono disturbi delle funzioni esecutive come riuscire a prestare attenzione, pianificare in anticipo, e organizzare. Vi è anche un’incapacità nel sopprimere il comportamento negativo e autoregolare le emozioni e l’eccitazione.

