Stop the genocide poster

Scuola, una felice ambiguità

Non tutte le parole che indicano un’attività o un insieme di persone dedite a quell’attività indicano anche il luogo, l’ediicio in cui l’attività si svolge e le persone operano.
Invece una parola come “scuola” porta con sé questa ambivalenza e la cosa si ripete in altre lingue ed è tanto ovvia che non sempre i dizionari più concisi la
segnalano.

Nell’ambivalenza si sedimenta la percezione antica e collettiva di un nesso profondo con cui si legano l’articolazione dei luoghi e degli spazi e l’attività
educativa istituzionale e collettiva.
Un ediicio-scuola cui si accede attraverso scale e scaloni proietta un’idea di scuola-educazione diversa da un ediicio accessibile in piano e aperto sull’ambiente:
proietta e in parte condiziona, se non determina.

Non è stato breve il cammino che ha portato architetti e committenti pubblici o privati a capire la portata delle scelte edilizie e urbanistiche in materia scolastica.

In Finlandia per le loro scuole hanno saputo capire anche questo. E così per tutto aprile (fino al 28) a Parigi nell’istituto finlandese di cultura si tiene una mostra di ediici scolastici realizzati in Finlandia in questi anni duemila: scuole di base per ragazze e ragazzi dai sette ai sedici anni e licei e istituti professionali
per i più grandi. L’esposizione s’intitola, con una punta d’ironia, La meilleure école du monde.

La mostra vale davvero un détour per capire, oltre le cifre statistiche, quanto impegno civile e creativo sorregge la scuola finlandese.

Alcune foto

Fonte: Internazionale n. 943 (6/12 aprile 2012)