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Obama azzarda sull'immigrazione
Sull’immigrazione Obama ha scelto di giocare d’anticipo. E d’azzardo. Venerdì scorso, infatti, sfruttando i poteri concessigli da una speciale prerogativa presidenziale, ha deciso di forzare le norme in vigore stabilendo l’inespellibilità dal suolo americano dei figli degli immigrati clandestini.
Una mossa clamorosa destinata ad avere un peso se non decisivo certamente rilevante sugli esiti delle elezioni presidenziali del prossimo novembre. Visto che, oltre ai molti pro su cui punta e spera Obama, essa contiene anche qualche rischioso contro.
Partiamo dai pro. Che sono soprattutto tre. Il primo. La decisione del Presidente, bypassando la paralisi che da quasi un decennio paralizza il Congresso USA sulla scottante materia dell’immigrazione, punta ad accrescere le difficoltà e le contraddizioni dell’avversario repubblicano. Che, prigioniero di un estremismo ideologico conservatore, oltre a non perdere occasione per accrescere l’inimicizia del vasto e crescente elettorato immigrato, rischia la rotta di collisione anche con importanti settori della sua tradizionale costituency. A cominciare dai grandi farmes degli stati del Sud che non vogliono e, soprattutto, non possono fare a meno delle braccia immigrate, comprese quelle clandestine. Il secondo. Forzare le norme in vigore sull’immigrazione, per giunta sulla delicatissima e scottante questione delle espulsioni, consente all’amministrazione democratica di rompere un pericoloso accerchiamento. Messo in atto, dopo il là dell’Arizona, da molti stati intenzionati, in tema di immigrazione, a conquistare prerogative da sempre spettanti al potere federale. Il terzo. E che tra i pro é quello forse più importante, riguarda i rapporti con l’enorme, complesso mondo dell’immigrazione statunitense. Che dopo un idillio iniziale si erano fatti con Obama di giorno in giorno più complicati. E che in assenza di un segnale se non chiarificatore almeno distensivo, avrebbero rappresentato per lui una serissima ipoteca negativa per la rielezione.
I contro? Si riducono sostanzialmente ad uno. Il backlash, rivolta, dei giovani americani che in dimensioni sconosciute nella storia economica del paese, non trovano lavoro o sono costretti ad accettare occupazioni che hanno poco o nulla a che fare con i loro livelli di istruzione e aspettative. Che non é difficile immaginare quanto poco possono aver gioito all’annuncio dell’arrivo di un esercito di 800mila potenziali competitor.
Fonte: West, 18/06/2012

