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Videogiochi proibiti in Giappone
Il governo giapponese ha deciso di mettere al bando alcuni giochi online accusati di provocare gravi forme di dipendenze, soprattutto tra i giovanissimi.
Tutto è nato da un’inchiesta dell’Agenzia dei Consumatori del Sol Levante nei confronti di un genere di videogame online ospitati dai social network (nel paese soprattutto Gree e Mobage) che in giapponese si chiamano “kompu-gacha”, versione contratta di “complete gacha”, traducibile come “prendili tutti”.
Essi promettono ai giocatori premi nella forma di oggetti virtuali che possono essere vinti dopo aver acquistato un certo numero di altri elementi richiesti. Si tratta di una sorta di costoso distributore automatico di capsule con giocattoli virtuali diversi tra loro, in cui però alcuni pezzi particolarmente rari possono essere raggiunti solo ottenendone prima (a suon di moneta sonante e per nulla virtuale) molti altri che servono a formare determinate combinazioni.
Il meccanismo che finisce per insinuare gli utenti ha conseguenze sia sul piano sociale che su quello economico: da un lato i giocatori vengono legati al videogame,oltretutto accessibile anche attraverso i sempre più diffusi dispositivi mobile, sempre più tempo; dall’altro in questo modo finiscono per spendere centinaia di migliaia di yen che quasi sempre, essendo molto giovani, appartengono ai loro genitori.
Il mercato totale collegato ai kompu-gacha ha una valutazione di circa 250 miliardi di yen (circa due miliardi e mezzo di euro): il boom si è avuto lo scorso anno, ma è negli ultimi mesi che sono aumentare le denunce da parte di genitori preoccupati dal comportamento dei figli, colti da una sorta di vera e propria dipendenza.
In un caso estremo un 13enne è addirittura arrivato a spendere più di 400mila yen in appena un mese e un bambino delle elementari a supere quota 120mila in soli tre giorni.
Anche per questo le autorità giapponesi si sono mosse cercando di contattare i social network coinvolti per provare a mettere tempestivamente un freno al loro dilagare, ma non hanno trovato parti pronte a collaborare.
Nel frattempo, tuttavia, le autorità hanno deciso di intervenire accomunando le loro pratiche a quelle del gioco d’azzardo, da cui finora erano distanziati dalla mancanza di premi reali.
Anche se gli sviluppatori dei videogame di tale genere, come DeNA o la già nominata Gree, hanno riferito che la nuova situazione non intaccherà il loro successo, la nuova legge ha già determinato un calo delle loro azioni di più del venti per cento.
Fonte: West, 20/07/2012

