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Adozioni sempre più difficili in Europa

Mentre in Europa aumenta la domanda di adozioni, l’offerta è in costante diminuzione. In Francia, ad esempio, negli ultimi 7 anni le adozioni sono scese del 60%, passando da quota 4 mila nel 2005 a 1500 stimate per la fine di quest’anno.

Un dato tanto più significativo se si pensa che nello stesso arco di tempo le richieste di adozioni da parte delle coppie d’Oltralpe sono cresciute in modo esponenziale. Al punto che sono ben 25 mila quelle in lista di attesa.

Un mismatching solo apparente dietro il quale si nascondono novità senza precedenti registrate in quelle nazioni che storicamente hanno rappresentato un vero e proprio bacino di piccoli in attesa di una nuova famiglia. Parliamo in particolare di tre fattori chiave.

Il primo è di natura demografica, e riguarda nello specifico gli stati dell’Europa dell’Est, che negli ultimi venti anni hanno conosciuto un calo demografico senza precedenti. Il secondo, riguarda il boom economico di molte nazioni considerate fino a ieri in via sviluppo. Si pensi ad esempio, a Cina India e Brasile. Il terzo infine è da ricercare nei buoni effetti ottenuti dalla Convenzione dell’Aja del 1993 contro il traffico clandestino di minori, che ha indotto molte nazioni ad inasprire i criteri di eleggibilità all’adozione.

Insomma, la demografia sta assestando l’ennesimo, imprevisto colpo, persino in questo ambito rivoluzionando lo scenario delle adozioni internazionali. Complicando così non poco l’iter che le tante coppie occidentali che desiderano avere un figlio sono costrette ad affrontare. Le quali però non sembrano perdersi d’animo visto che, oltre a farsi carico di elevatissimi costi per l’avvio della pratica (in Francia ad esempio sfiorano i €15 mila), si dichiarano disposte anche ad adottare, contrariamente a quanto si verificava in passato, piccoli con gravi problemi di salute.

Un fenomeno quest’ultimo che è diventato però così diffuso da spingere molti esperti ed organizzazioni i internazionali ad interrogarsi sull’eticità dell’operato di certi Paesi, che sembrano mettere in atto una vera e propria “selezione”, che di naturale ha ben poco.

Fonte: West, 24/10/2012