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Dislessia, una guida per i genitori

In Italia la dislessia continua ad essere poco conosciuta, benché si calcoli che riguardi il 3-4% della popolazione scolastica. Anche se molto è stato fatto negli ultimi anni, essa fatica a essere identificata e di conseguenza la diagnosi, in tanti casi, è tardiva.

Si tratta di una sindrome classificata tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), e la sua principale manifestazione consiste nella difficoltà a riconoscere parole, leggere velocemente e correttamente ad alta voce, identificare note musicali e apprendere una lingua straniera. La persona dislessica non è distratta né svogliata. Ma non fa altro che manifestare una serie di difficoltà che non possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive, a mancanza d’istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali. I genitori possono non essere preparati a identificare questa sindrome, ma una scuola che vuole definirsi inclusiva ha il dovere, attraverso una formazione adeguata del corpo docente, di riconoscere e aiutare un alunno dislessico.

La legge 170 del 2010 stabilisce chiaramente che, alla presenza di diagnosi di DSA, la scuola è tenuta a formulare un piano didattico personalizzato, che preveda l’attuazione delle misure e degli strumenti compensativi e dispensativi necessari al ragazzo. Ciò deve essere applicato, sia durante l’anno scolastico, che in sede di esami finali. In proposito, l’Associazione Italiana Dislessia ha recentemente pubblicato la Guida alla Dislessia per Genitori – Edizione 2012 per accompagnare loro lungo un percorso di conoscenza e di consapevolezza dei questa patologia. Il documento riafferma le tutele che la legge garantisce dall’intero iter scolastico del ragazzo, arrivando agli esami di stato e a quelli per il conseguimento delle patenti di guida, sino all’università.

La prospettiva inclusiva è fondamentale. Basterebbero piccoli accorgimenti per aiutare il dislessico ad acquisire le stesse possibilità formative che hanno gli altri attraverso l’adozione di misure dispensative: prove orali invece che scritte, consentire di registrare la lezione invece di prendere appunti, lasciare usare la tavola pitagorica invece di imparare le tabelline a memoria. Oggi le famiglie non sono più sole come in passato, ma esiste una legge che va applicata però fino in fondo.

Fonte: West, 25/11/2012

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