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Rifinanziato il programma Erasmus

Il programma Erasmus, che offre ai giovani europei l’opportunità di studiare all’estero, sembrava morto ed è resuscitato, sopravvivendo quasi miracolosamente alla scure dei tagli al bilancio UE approvato lo scorso 12 dicembre.

Contrariamente a quanto annunciato alla vigilia, infatti, i Capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles hanno deciso di stanziare € 500 milioni anche per il biennio 2013-2014 per finanziare 280 mila borse di studio Erasmus.

Un salvataggio in extremis dovuto anche all’azione di lobby svolta da tantissime personalità del mondo della cultura del Vecchio Continente. Come la scienziata italiana Margherita Hack e il regista spagnolo Pedro Almodovar.
Una scelta saggia e di ampio respiro. Non foss’altro perché, fin dalla sua creazione nel 1987, il programma Erasmus si è rivelato un vero e proprio investimento per il futuro formativo e lavorativo delle nuove generazioni. In venticinque anni ha consentito, infatti, a oltre 3 milioni di studenti di svolgere una parte dell’iter accademico in un paese diverso da quello di origine. Arricchendo il proprio bagaglio culturale, linguistico e sociale.

La cultura ha dunque vinto. Sì, ma non bisognava arrivare a questo punto. Non si può pensare, oggigiorno, di risparmiare sulla formazione dei giovanissimi. Un’esperienza di studio all’estero può, infatti, diventare l’asso nella manica per trovare lavoro. Basti pensare, ad esempio, a una maggiore padronanza delle lingue straniere o allo sviluppo delle capacità di adattamento e di flessibilità . Ma non solo. Migliora anche i rapporti sociali. Presuppone l’uscita dell’individuo dai propri confini, il confronto con gli altri e con le altre culture. È questa la forza dei programmi di scambio quali l’Erasmus, il Leonardo da Vinci, il Grundtivg. Avere il coraggio di lasciare il tetto sicuro di casa per lanciarsi in nuove sfide, con accanto persone diverse da quelle che siamo abituati a vedere tutti i giorni. Interagire, comunicare, imparare da loro e regalare, nel frattempo, anche un po’ di noi. Sedersi insieme a mensa e scoprire che ciò che mangiano gli altri ha un sapore così lontano dai nostri gusti, però è ugualmente buono. Partire significa andar via con una sola valigia e ritornare con tanti bagagli in più.

Fonte: West, 19/12/2012